MUSICA

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Parliamo dei nostri gusti musicali

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Daniela quello che ho descritto é un meccanismo quasi asfissiante

Daniela quello che ho descritto é un meccanismo quasi asfissiante, una pretesa di reperibilità e reattività assoluta che trasforma lo spazio virtuale in una prigione di obblighi sociali fittizi.
​La tua riflessione ha un fondo di verità poetico – l'idea che si creino legami reali e affetti sinceri anche a distanza – ma evitiamo la deriva morbosa del controllo, la
trappola della "presenza obbligatoria": Quella dinamica del "perché hai messo like a lui e non hai risposto al mio buongiorno di mezz'ora fa?" non è affetto, è controllo. È la pretesa assurda che la vita reale di una persona, con i suoi imprevisti, le sue scadenze, una visita medica o semplicemente il desiderio di starsene per i fatti propri, debba passare in secondo piano rispetto alla bacheca virtuale.
​Altri social nascono su presupposti diversi, legati più agli interessi, alle notizie o alla condivisione di contenuti, dove il flusso è continuo e nessuno si aspetta il "regolamento di conti" se salti un giorno. Questo social per la sua struttura ha finito per amplificare questa dinamica da "condominio", dove tutti guardano cosa fa il vicino dal buco della serratura. Se una persona si ritrova in ospedale o sta affrontando un momento difficile, la solidarietà della rete si ferma, inevitabilmente, a un "ciao, tieni duro". È un pensiero gentile, certo, ma non può sostituire la realtà, né può giustificare l'obbligo di mettere in piazza i propri fatti privati per giustificare un'assenza.
​La "bacheca mazziniana" (o i raduni di vent'anni fa) era un punto di aggregazione spontaneo, uno spazio di libertà riconquistato. Ma quando quella libertà si trasforma nel dovere di timbrare il cartellino del "buongiorno" e della risposta immediata, allora sì, si scivola in una situazione assurda e mai vista prima.
​La vita vera ha altri ritmi, ed è sacrosanto difenderli da questa fretta e da queste pretese infantili.