L'immigrazione irregolare di massa via mare è esplosa intorno al 2013-2015
L'immigrazione irregolare di massa via mare è esplosa intorno al 2013-2015 e da allora è diventata quasi continua, con picchi enormi. L'Italia è passata da paese di emigrazione a terra di approdo dagli anni '80-'90, ma la fase incontrollata moderna è partita con l'instabilità libica post-Gheddafi e l'operazione Mare Nostrum del governo Letta (2013), che ha creato un forte effetto richiamo. Poi sono arrivati i governi Renzi e Gentiloni (centrosinistra) che hanno gestito flussi altissimi senza fermarli davvero. Berlusconi e Bossi-Fini avevano introdotto la legge Bossi-Fini nel 2002 per regolare gli ingressi e rendere più difficili quelli irregolari, ma non hanno bloccato gli sbarchi via mare che all'epoca erano ancora limitati. Il governo giallo Conte (M5S-Lega) ha provato a ridurre gli arrivi con Salvini ministro dell'Interno, ma i numeri sono tornati a salire dopo. Oggi, nonostante i tentativi di Meloni, il problema persiste per Dublino UE, mancanza di rimpatri e cooperazione scarsa dei paesi d'origine. Intanto gli stranieri pesano tra il 30-35% delle denunce e fino al 45-60% nei reati predatori (furti, rapine, scippi). Ci sono troppi italiani ammazzati inermi per pochi euro. Eppure larga parte della sinistra si oppone duramente a controlli severi e rimpatri veloci per motivi ideologici (umanitarismo, frontiere 'razziste'), elettorali (voti immigrati e ong) ed economici (manodopera a basso costo). Preferiscono scaricarci il degrado sulle periferie invece di mettere gli italiani al primo posto. La realtà è chiara: serve fermare l'irregolare, espellere i criminali e selezionare chi entra. La sicurezza non è negoziabile Vedi meno