La situazione delle aree dismesse a Udine, con particolare riferimento all'ex Safau
La situazione delle aree dismesse a Udine, con particolare riferimento all'ex Safau, è tornata al centro dell'attenzione pubblica proprio in questi giorni a causa di sviluppi di cronaca estremamente significativi.
Sul piano della sicurezza e del degrado di questi grandi spazi abbandonati, il quadro recente delinea azioni decise:
Il 1° luglio 2026, l'area dell'ex Safau è stata teatro di una massiccia operazione coordinata dai Carabinieri, supportata anche dall'uso di elicotteri fin dalle prime ore del mattino. L'indagine ha portato a 15 arresti e ha smantellato una rete di spaccio radicata e attiva proprio all'interno del perimetro dismesso, capace di muovere un giro d'affari stimato in circa 20.000 euro al giorno.
Oltre alle misure cautelari contro i componenti della rete (di nazionalità pakistana, afghana e marocchina, con staffette per il trasporto gestite anche da donne), l'intera area industriale dismessa dell'ex Safau è stata posta sotto sequestro giudiziario in quanto considerata la base logistica e la piazza di spaccio principale del gruppo.
Questo intervento si inserisce in una strategia più ampia che il prefetto Domenico Lione sta portando avanti da tempo insieme al Comune. L'orientamento prefettizio si basa sul principio del "non abbandonare le zone degradate", conscio del fatto che quando la pressione delle forze dell'ordine aumenta in un punto (come Borgo Stazione), la criminalità tende a spostarsi proprio nei complessi abbandonati limitrofi.
Tuttavia, il problema dell'ex Safau presenta una forte complessità che va oltre l'ordine pubblico:
Il tavolo tecnico voluto dal Prefetto ha cercato a lungo di spingere i proprietari privati a mettere in atto misure di "difesa passiva" (ripristino delle recinzioni divelte, sigillatura degli accessi) per evitare le intrusioni.
Mentre altre aree dismesse della città vedono uno spiraglio di luce (come l'ex caserma Piave di via Lumignacco, per la quale è partito il percorso di riconversione in bosco urbano), il destino dei 7,5 ettari dell'ex Safau resta purtroppo incerto e bloccato, risentendo pesantemente delle note difficoltà finanziarie del gruppo Rizzani De Eccher.
La combinazione tra il recente sequestro giudiziario e la costante pressione politica e dei residenti costringerà inevitabilmente a ridiscutere la gestione di quel perimetro nei prossimi comitati di sicurezza.