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Gianna Nannini, dall'Italia all'"America": la playlist

Gianna Nannini, dall'Italia all'"America": la playlist
All'epoca scriveva con Roberto Vecchioni. Oggi dialoga con Marracash. Ed è sempre rock.



Di Redazione

Dall'Italia all'"America". Potrebbe essere sintetizzata così, forse banalmente, la parabola artistica di Gianna Nannini. Italiana nelle viscere, con quella propensione alla melodia che deriva da un dna profondamente radicato nella tradizione del Bel Paese: l’opera, il melodramma, quella tensione tutta mediterranea. Ma allo stesso tempo irriducibilmente rock nell’attitudine, nell’ambizione e nelle sonorità: non è un caso che quando nel 1985 in Germania nacque il Rock am Ring, destinato a diventare uno dei festival rock più iconici di sempre, la Gianna ci fosse.



Oggi, con la nuova vita di “America”, la hit del 1979 che la rocker senese ha reinciso insieme a Marracash facendola diventare "America inc.", questa identità si ribadisce con ancora più chiarezza: un ponte tra due mondi solo in apparenza lontani, ma uniti dalla stessa attitudine a dire le cose senza filtri, senza levigare gli angoli. Un'uscita che rappresenta un'occasione per rituffarsi in un repertorio da brividi. “America inc.” è infatti il primo tassello di un progetto che guarda lontano: "GIANNAGOLD - The 50 Years Album Celebration", un viaggio lungo due anni tra musica e live per celebrare mezzo secolo dall’esordio discografico che ha consacrato Nannini come una delle figure più riconoscibili del rock europeo. Intanto c'è questa playlist, che potete ascoltare proprio qui sotto cliccando su "play".


Quella di "America", con Marracash, non è una rilettura nostalgica. Qui il sogno americano si incrina, si scioglie, cambia pelle. Anche l’immagine simbolo del brano — la celebre Statua della Libertà con un vibratore al posto della fiaccola — viene trasformata: nella nuova cover la figura appare “sciolta”, quasi deformata, come se il tempo avesse consumato l’illusione stessa che rappresentava. Una scelta estetica che racconta un presente in cui le promesse del mito americano sembrano essersi sgretolate. La stessa Nannini lo sintetizza con la sua consueta franchezza: il sogno si è “squagliato”, e da lì nasce una nuova America, più cruda, più reale. Marracash raccoglie questa visione e la amplifica: l’incontro tra rock e rap diventa terreno comune, linguaggio diretto, senza filtri, dove l’autenticità conta più della forma.


Il progetto dialoga anche con la riscoperta del passato: "America inc." anticipa la nuova edizione di "California", lo storico album del 1979 che conteneva proprio “America”, torna in una veste speciale, pensata come ponte tra origine e presente. All’epoca Gianna Nannini scriveva e dialogava con una figura come Roberto Vecchioni, cantautore profondamente immerso nell’epopea del grande cantautorato italiano: una stagione in cui la parola era centrale, letteraria, stratificata, e la canzone diventava racconto, filosofia, identità culturale. Oggi quella stessa funzione non è scomparsa, si è semplicemente spostata. I nuovi cantautori, nel senso più ampio e contemporaneo del termine, sono spesso i rapper. Come Marracash, premiato anche con la Targa Tenco nel 2022 per “Noi, loro, gli altri”, a suggellare proprio questo passaggio: la canzone d’autore non è finita, ha cambiato lingua. La chiusura di un cerchio.