Il successo persistente di Max Pezzali è il sintomo di una contemporanea difficoltà a diventare adulti. Le sue canzoni fatte di motorini, compagnie di paese ed estati infinite offrono un’immagine rassicurante e sospesa dell’adolescenza.
Il suo repertorio non convince per qualità letteraria , ma perché attiva una memoria emotiva collettiva. È una sorta di "neomelodico settentrionale": un pop geolocalizzato e semplice, culmine di un disimpegno culturale travestito da racconto sociologico.
Il fenomeno Pezzali rientra appieno in una "dittatura di Peter Pan", priva però della profondità simbolica che rende affascinante il mito dell’eterna giovinezza.