Tutto parte dalle celebrazioni pasquali dello scorso aprile
Tutto parte dalle celebrazioni pasquali dello scorso aprile. Papa Leone XIV lancia un forte appello globale affermando che "Dio rifiuta la guerra", con un chiaro riferimento ai raid e alle tensioni militari tra Stati Uniti e Iran in Medio Oriente.
La reazione di Donald Trump da Washington è violentissima e insolita nei toni verso un Pontefice. Attacca Leone XIV sui social e nelle interviste definendolo debole in politica estera e sulla criminalità e accusandolo di essere morbido con l'Iran nucleare. Arriva persino a dire su Truth di preferire di gran lunga il fratello del Papa (Louis) perché "totalmente MAGA", aggiungendo che Leone XIV è diventato Papa solo grazie a una sorpresa sconcertante e che dovrebbe essergli grato.
Qui la vicenda incrocia Palazzo Chigi, mettendo Giorgia Meloni in una posizione scomodissima. Da un lato c'è l'alleanza politica e la vicinanza ideologica con il mondo repubblicano di Trump; dall'altro la sua identità di leader conservatrice cattolica e la diplomazia tradizionale italiana.
Dopo qualche ora di evidente imbarazzo e una prima nota prudente, la premier decide di schierarsi nettamente a difesa del Vaticano:
"Trovo inaccettabili le parole del Presidente Trump nei confronti del Santo Padre. Il Papa è il capo della Chiesa Cattolica, ed è giusto e normale che invochi la pace e che condanni ogni forma di guerra".
La presa di posizione della Meloni unita al fatto che l'Italia non ha concesso l'uso della base di Sigonella per i raid americani in Iran ha fatto infuriare Trump, che si è detto scioccato dalla premier italiana, accusandola di aver perso il coraggio.
A metà giugno, durante il G7 a Evian i due hanno cercato di mostrare distensione davanti alle telecamere (con la Meloni che ha detto "Siamo sempre stati amici"), ma subito dopo Trump ha dichiarato in TV che la premier lo avrebbe "implorato per fare una foto insieme". Una provocazione a cui Meloni ha risposto duramente sui social: "Io e l'Italia non imploriamo mai".
Insomma, un groviglio in cui la geopolitica si mescola ai tweet e alle questioni di principio.