Walter Parazaider rivoluzionò il rock con i Chicago
Walter Parazaider rivoluzionò il rock con i Chicago
Il sassofonista e fondatore del gruppo è morto a 81 anni. Lascia un'eredità preziosa
Di Lucia Mora
Se oggi consideriamo l'integrazione tra fiati e chitarre elettriche una delle architravi del suono fusion e del rock più colto, gran parte del merito va a quell'intuizione folgorante nata nel febbraio del 1967 nel seminterrato di Walter Parazaider a Chicago: creare una rock band con i fiati. L'ispirazione gli venne dal lavoro che i Beatles fecero per "Revolver". Sassofono, flauto, tromba e trombone non dovevano essere elementi di colore, ma voci soliste, dotate dello stesso peso specifico e della stessa carica eversiva di una chitarra elettrica.
Prima dell'esordio dei Chicago (inizialmente battezzati Chicago Transit Authority), nel pop e nel rhythm and blues la sezione fiati aveva un ruolo eminentemente funzionale: punteggiava i ritornelli, riempiva i vuoti armonici o fungeva da riempitivo per gli arrangiamenti vocali. Parazaider, diplomato in arte alla DePaul University e in possesso di una solidissima base classica e jazz, cambiò il paradigma. Insieme al chitarrista Terry Kath e agli altri fondatori, immaginò un'architettura musicale in cui i fiati potevano dialogare alla pari con la sezione ritmica. Era una scommessa stilistica enorme: richiedeva ai musicisti di incastrare arrangiamenti complessi di matrice jazzistica e sincopi elaborate sulle ritmiche serrate del rock emergente. Questa interazione costrinse anche la batteria e il basso a ripensare i propri spazi, creando dinamiche e incastri che avrebbero fatto scuola per tutto il decennio successivo, gettando semi fondamentali per il prog e la fusion.
L'importanza di Parazaider non si esaurisce nell'aver concettualizzato il suono della band, ma si esprime in un tocco strumentale capace di unire l'eleganza accademica all'immediatezza comunicativa del rock. L'esempio più celebre e rappresentativo di questa attitudine è "Colour My World" (1970). Inserita all'interno della magniloquente suite di 13 minuti "Ballet for a Girl in Buchannon" (composta dal trombonista James Pankow per il secondo album, "Chicago II"), la ballata non esplode nel classico assolo di chitarra che il formato rock avrebbe imposto. Si affida invece a un delicato e iconico assolo di flauto traverso firmato ed eseguito da Parazaider. Quel momento di pura poesia strumentale dimostrò al grande pubblico che il rock poteva accogliere partiture vicine alla musica da camera senza perdere un grammo della propria identità, allargando a dismisura i confini del genere.
Parazaider se n'è andato a 81 anni, malato di Alzheimer. Sarà ricordato per il suo suono stratificato, che ha fatto da ponte tra l'urgenza espressiva del rock di fine anni '60 e la ricercatezza formale del jazz. Ha costretto il rock a imparare una grammatica nuova, e questo, nella storia della musica contemporanea, è un traguardo riservato a pochissimi fuoriclasse.