È un brano intimo e delicatissimo dell’album Solo (2021), perfetto per chi ama lo stile cantautorale di Ultimo: voce calda, piano essenziale e tanta introspezione.
Il testo è poetico e autobiografico: racconta di un bambino (e di un adulto) che vive nel suo mondo, non ama parlare ma ascoltare, non studia ma vuole sapere, sogna in grande ma si sente un po’ fuori posto. Quel ritornello “Uno, due, tre, uno, due, cento” è ipnotico e ti rimane in testa, evocando proprio il gesto innocente e infinito di contare le stelle.