Caro Grassis, sull'anima caustica e al vetriolo del primo Bennato sfondi una porta aperta: album come I buoni e i cattivi o Io che non sono l'imperatore sono capolavori di satira. Sulla dedica di Cantautore, però, la cronologia ti smonta il castello!
La canzone è del 1976 ed è noto che Bennato non si sia mai attegghiato a 'intellettuale impegnato' con la sciarpetta d'ordinanza, anzi, prendeva in giro proprio quel mondo lì (pensa a Meno male che adesso non c'è Nerone). In realtà, il bersaglio storico di quel pezzo di Edoardo era principalmente Francesco Guccini (e in parte la scuderia dei cantautori 'impegnati' della RCA come De Gregori o Venditti), che rappresentavano l'esatto opposto del suo stile da 'rinnegato' e agitatore rock. Bennato non avrebbe mai potuto dedicare a se stesso un pezzo contro gli intellettuali politicizzati, visto che era lui il primo a fare loro le pulci!"
Opzione 2: Più tecnica e approfondita (Sviscerando i brani)
"Analisi impeccabile sui testi del primo Edoardo: Arrivano i buoni e Salviamo il salvabile graffiano ancora oggi. Ma sulla paternità delle dediche c'è un testacoda temporale e concettuale.
Cantautore (1976): Non è affatto un'autocritica. Bennato l'ha scritta per ironizzare sui cantautori 'impegnati' e seriosi dell'epoca (il prototipo dell'intellettuale cupo alla Guccini o della scuola romana). Edoardo si sentiva un alieno in quel mondo, un 'cantastorie' con la chitarra e il kazoo, non un ideologo.
Feste di piazza (1974): Qui c'è un'intuizione interessante, ma la strofa sull'artista introverso descrive perfettamente la noia e la frustrazione dei tour dell'epoca, dinamica che Bennato viveva sulla sua pelle e vedeva nei colleghi costretti a esibirsi in contesti caotici e politicizzati.
Insomma, Bennato è un grande, ma a Cantautore fagli cambiare destinatario!"
Il punto chiave che lo mette al tappeto: Bennato ha sempre rifiutato l'etichetta di "cantautore" nel senso classico del termine (preferendo "cantastorie"). Farlo passare per l'intellettuale preso di mira in quel brano significa ribaltare completamente il senso della sua storica battaglia contro i "baroni" della musica impegnata degli anni '70.