“Festival” è un pezzo del 1976, ma suona ancora spaventosamente attuale.
“Festival” è un pezzo del 1976, ma suona ancora spaventosamente attuale.
La canzone è un omaggio (e un’accusa) alla morte di Luigi Tenco al Festival di Sanremo del 1967. De Gregori non racconta solo un suicidio ufficiale, ma insinua dubbi, ipocrisie e un sistema che macina artisti e poi li lava via con un po’ di retorica. «Chi ha ucciso quel giovane angelo che girava senza spada?» è una delle domande più potenti della nostra canzone d’autore. Non serve risposta esplicita: il titolo stesso (“Festival”) è già la condanna.
Le immagini sono fortissime: la città dei fiori, il vino che lava la strada, l’uomo della televisione che invita a non sprecare lacrime e dipingono perfettamente l’indifferenza e lo spettacolo che continua nonostante tutto.
È una canzone che parla di come il mondo dello spettacolo (e non solo) sappia trasformare il dramma in contenuto, il dolore in intrattenimento, e poi passare oltre. De Gregori lo fa senza prediche, con quella sua poesia secca e chirurgica che ti lascia a riflettere.