Ascoltare (o riscoprire) Rita Pavone in questo brano del 1977, "Ti perdo e non vorrei"
Ascoltare (o riscoprire) Rita Pavone in questo brano del 1977, "Ti perdo e non vorrei", significa fare un salto in un momento storico e artistico di grandissimo fascino, spesso ingiustamente oscurato dai grandissimi successi degli anni Sessanta. Questo pezzo ci mostra una Pavone straordinariamente matura, lontana mille miglia dall'immagine della "Zanzara" o dagli exploit adolescenziali che l'hanno resa celebre nel mondo. Qui siamo di fronte a un'interprete raffinata, alle prese con una melodia complessa e un testo di rara intensità drammatica, capace di esplorare l'ansia della separazione e il senso di smarrimento con una vocalità potente ma controllata. La transizione tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli Ottanta è stata una stagione di transizione formidabile per molte nostre grandi voci, e Rita dimostra in questa incisione una padronanza tecnica e un'espressività da brividi, specialmente nel modulare la tensione emotiva nei passaggi più intimi e nelle aperture del ritornello. È una di quelle perle nascoste della nostra canzone d'autore che merita assolutamente di essere celebrata e sottratta all'oblio del tempo, un documento prezioso che fotografa lo spessore artistico di una delle figure più poliedriche della nostra musica leggera.