Amarga Navidad - Pedro Almodóvar fa centro ancora una volta.
Pedro Almodóvar fa centro ancora una volta. Con "Amarga Navidad", il regista spagnolo ci regala una tragicommedia densa e squisitamente "almodovariana", che scava senza sconti nei temi del lutto, della creazione artistica e del confine etico dell'arte: fino a che punto è lecito "rubare" il dolore altrui per trasformarlo in cinema?La storia ruota attorno a Elsa, una straordinaria Bárbara Lennie, una direttrice pubblicitaria che, alla vigilia di Natale, perde la madre. Invece di fermarsi a elaborare il colpo, Elsa sceglie la fuga: si seppellisce sotto una montagna di scadenze e notti in bianco, fino a quando il corpo non cede e una crisi nervosa la costringe a fermarsi. Decide così di rifugiarsi a Lanzarote con l'amica Patricia per tentare di respirare.Ed è qui che il film compie una svolta brillantissima. Almodóvar sdoppia la narrazione: mentre seguiamo il viaggio emotivo di Elsa, un regista (interpretato da Leonardo Sbaraglia) sta scrivendo una sceneggiatura basata esattamente sulla sua storia. Ci troviamo così davanti a uno specchio continuo tra realtà e finzione, un gioco di scatole cinesi che si interroga su quanto la vita vera venga reinventata per il grande schermo.Visivamente, il film è una gioia per gli occhi, puro Almodóvar: dominano i rossi accesi, i verdi e i blu intensi, con interni curati al millimetro e una fotografia che trasforma ogni inquadratura in un quadro. Anche il cast tutto al femminile è in stato di grazia: accanto alla Lennie brillano Aitana Sánchez-Gijón, Milena Smit e Victoria Luengo. I dialoghi sono affilati, ironici e a tratti feroci, capaci di far convivere il dramma più nero con il melodramma e l'ironia.Il cuore pulsante della pellicola sta nel modo in cui fotografa i nostri cortocircuiti emotivi: l'impossibilità di elaborare la perdita di una madre e la crudeltà del Natale, quel periodo dell'anno in cui l'obbligo sociale di essere felici rende il dolore interiore ancora più insopportabile.Forse non sarà il titolo più immediato o travolgente della sua carriera. E' comunque un'opera nella sua media alta di un'eleganza e di una maturità disarmanti.
Paolo R.