MUSICA

​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​
​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​
​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​
​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​

Parliamo dei nostri gusti musicali

​​​​​​​

​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​
​​​​​​​
​​​​​​​​​​​​​​
​​​​​​​





​​​​​​​​​​​​​​
​​​​​​​

​​​

MUSICA
Start a New Topic 
Author
Comment
La Voce Umana - firmato da Emanuele Di Leo (regia) e Massimo Previtero (scrittura e interpretazione)





La Voce Umana – Recensione

Un monologo che da quasi un secolo ferisce e commuove. La Voix humaine di Jean Cocteau (1930) torna in una versione cortometraggio intensa e coraggiosa firmata da Emanuele Di Leo (regia) e Massimo Previtero (scrittura e interpretazione), prodotta da DilPrevCinefilmProduction. In questa rilettura al maschile, il dolore dell’abbandono non cambia sostanza ma guadagna una crudezza diversa. Un uomo parla al telefono con Alberto, l’ex che sta per sposarsi con una donna. Dall’altra parte del filo non sentiamo mai la voce dell’interlocutore: solo suppliche, bugie pietose, ricordi che bruciano, gelosia negata e poi confessata, crolli emotivi. Il telefono, che dovrebbe unire, diventa il simbolo perfetto della distanza incolmabile e della solitudine contemporanea. Massimo Previtero si fa carico dell’intera tensione emotiva dell’opera. Passare dai toni forzatamente leggeri e affannati dell’inizio al pianto dirotto e alle suppliche finali richiede una notevole intensità espressiva. La transizione tra la bugia protettiva e la vulnerabilità totale è palpabile e trasmette con efficacia il senso di soffocamento.Emanuele Di Leo sceglie di claustrofobizzare lo spazio. La stanza diventa una prigione psicologica dove il telefono è l’unico cordone ombelicale con il mondo esterno e con l’oggetto del proprio amore. La scelta di utilizzare i problemi di linea della rete telefonica accentua il senso di impotenza e la frammentazione emotiva del protagonista. Le immagini alternano terrazze romane e paesaggi lucani, creando un contrasto suggestivo tra vita pubblica e intimità ferita, mentre le musiche di Angelo De Maio accompagnano con discrezione.Trasporre La Voce Umana al maschile si rivela una scelta interessante e attuale, che dimostra come il dolore dell’abbandono, l’umiliazione di dover pregare per un briciolo di attenzione e il vuoto lasciato da una storia importante siano sentimenti universali, privi di genere.Si tratta di un’opera intima e minimale, interamente basata sulla parola, sui silenzi (i momenti in cui ascolta l’interlocutore invisibile) e sulla performance attoriale. È un ritratto crudo e senza filtri della fine di un amore, dove la “voce umana” diventa l’ultimo, disperato tentativo di non scomparire agli occhi di chi si ama.Il corto, uscito in occasione della Giornata Internazionale contro l’Omofobia, sta raccogliendo consensi nei festival (Official Selection al First Time Filmmaker, finalista al Golden FEMI Film Festival e altre menzioni in contesti **************** un piccolo gioiello indipendente, essenziale e potente. Non rivoluziona la forma, ma restituisce al classico di Cocteau una vitalità contemporanea e universale.Bravi Previtero e Di Leo,

Paolo R.