È un argomento che fa sempre discutere molto e che tocca un nervo scoperto: il rapporto tra i cachet dei reality show, il valore educativo della televisione e il merito.
La reazione di fronte a cifre del genere, soprattutto quando superano il mezzo milione di euro, è comprensibile ed è condivisa da moltissimi spettatori. Ci si chiede inevitabilmente quale sia il messaggio che passa, specialmente ai giovani, quando la partecipazione a un reality viene ricompensata con cifre che la stragrande maggioranza delle persone non guadagna in un'intera vita di lavoro. Da questo punto di vista, l'effetto può essere percepito come decisamente diseducativo, perché sembra premiare la visibilità fine a se stessa o la dinamica del pettegolezzo e dello scontro, anziché il talento, lo studio o l'impegno sociale.
Cosa dimostra una scelta del genere da parte della televisione commerciale? Più che dimostrare il valore del personaggio, dimostra le dure leggi del mercato televisivo e dell'intrattenimento:
Il valore dell'audience e delle provocazioni: I cachet stellari non vengono calcolati in base a meriti culturali o educativi, ma in base alla capacità del personaggio di attirare pubblico, creare discussione, generare interazioni sui social e, di conseguenza, attirare gli sponsor. Personaggi divisivi o con un forte background politico e familiare garantiscono dinamiche forti all'interno della casa.
Per Mediaset, l'ingaggio di figure note e storicamente "fumantine" o comunque capaci di catalizzare l'attenzione è un investimento puramente commerciale. Più il personaggio fa discutere, più il programma regge le tantissime ore di diretta settimanali.
In breve, dal punto di vista culturale ed educativo, l'obiezione è sacrosanta: non c'è un reale contenuto o un esempio positivo che giustifichi cifre simili. Dal punto di vista della macchina televisiva, invece, non si premia il "merito", ma la capacità di fare spettacolo e di far parlare di sé.
Io vedo in queste scelte un declino definitivo di un certo modo di fare televisione ed è assodato che ormai il pubblico ci abbia fatto l'abitudine.