CTCF
È un dubbio legittimo che viene a moltissimi spettatori, perché il contrasto tra la spontaneità quasi ingenua di Orietta Berti e i tempi televisivi perfetti di Che tempo che fa sembra davvero troppo perfetto per essere totalmente casuale.
La risposta sta nel mezzo, ma pende molto più verso la realtà di quanto si possa pensare. Non c'è un copione scritto parola per parola, ma c'è un meccanismo televisivo collaudatissimo.
Ecco come funziona davvero:
Orietta è davvero così (la base di partenza)
Chi la conosce bene nell'ambiente musicale e giornalistico conferma che Orietta Berti non recita un personaggio: lei è esattamente quel tipo di persona. Ha una memoria formidabile per i dettagli più bizzarri, una bonomia tutta emiliana e una dote rara: non ha filtri, ma possiede una grandissima educazione che le permette di dire qualunque cosa senza mai risultare volgare. I racconti su Osvaldo, il cortisone, i peperoncini o i vestiti stravaganti fanno parte del suo vissuto reale.
Poi subentra il "metodo Fazio" (la costruzione a tavolino). Prima della puntata, gli autori fanno due chiacchiere con gli ospiti. Sanno già quali aneddoti recenti o passati Orietta ha raccontato nei camerini o nella vita privata.
Fazio non le scrive le battute, ma fa da regista in diretta. Conosce perfettamente i punti deboli e i cavalli di battaglia di Orietta. Le lancia l'esca ("Orietta, ma com'è andata quella volta che...") sapendo già dove lei andrà a parare.
Il montaggio in tempo reale: Fazio usa le reazioni degli altri ospiti (le risate della Littizzetto, lo stupore degli altri al tavolo) per amplificare l'effetto comico.
Non bisogna commettere l'errore di pensare che Orietta sia vittima@ di questo meccanismo o che sia sprovveduta. È una donna che frequenta la televisione e lo spettacolo da sessant'anni. Sa benissimo cosa il pubblico si aspetta da lei, sa cosa fa ascolto (audience) e ci gioca molto astutamente. Ha capito che la sua chiave contemporanea è questa versione di "nonna d'Italia" un po' svagata ma modernissima, capace di passare da Sanremo ai tormentoni estivi con i rapper, fino ai racconti di vita domestica.
Le storie sono vere e il suo modo di fare è autentico, ma la frequenza, il ritmo e l'insistenza su certi dettagli (la minestra, la sauna, i rimproveri di Osvaldo) sono assolutamente orchestrati per fare spettacolo.
Per me questi siparietti sono diventati stucchevoli. Quando un tormentone viene ripetuto ogni santa domenica a lungo andare perde la freschezza dell'improvvisazione e sa di routine. Diventa una noiosa, commedia dell'arte televisiva dove ognuno recita la sua maschera.
Idem per Maionchi e Coriandoli.