MUSICA

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Parliamo dei nostri gusti musicali

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LA LEGGENDA DI FRANCO - di Marcello Veneziani

LA LEGGENDA DI FRANCO
𝐴 𝑐𝑖𝑛𝑞𝑢𝑒 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑚𝑜𝑟𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝐹𝑟𝑎𝑛𝑐𝑜 𝐵𝑎𝑡𝑡𝑖𝑎𝑡𝑜 𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐𝘩𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑡𝑒𝑠𝑡𝑖𝑚𝑜𝑛𝑖𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑐𝘩𝑒 𝑐𝑖 𝑒̀ 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑐𝘩𝑖𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑑𝑎 𝑀𝑎𝑢𝑟𝑖𝑧𝑖𝑜 𝐷𝑖 𝐵𝑜𝑛𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑢𝑛 𝑙𝑖𝑏𝑟𝑜 𝑑𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑠𝑠𝑖𝑚𝑎 𝑢𝑠𝑐𝑖𝑡𝑎 𝑖𝑛 𝑠𝑢𝑜 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑟𝑑𝑜.
In principio fu il mito, poi venne la persona. Conobbi Franco Battiato dopo averlo seguito per anni lungo la via dei canti. Lo invitai a presentare a Roma con Giorgio Albertazzi e Pupi Avati un mio libro nostalgico del sud, intitolato Il segreto del viandante; lui venne apposta da Catania, parlò e scappò via, tornò al volo a Catania. Gli dissi scherzando che aveva lasciato fuori dalla sala l’aereo col motore acceso. Nello stesso anno Battiato realizzò un film nostalgico sulla sua infanzia in Sicilia, Perduto amor.
Per uno degli strani incidenti della vita, fui nominato consigliere nella Rai e tra le prime cose che pensai di fare fu quella di coinvolgerlo nell’impresa. Lo invitai prima alla nascita di Raifutura, il canale sperimentale che lanciai sul digitale per testare programmi, format, autori e conduttori, in una serata romana in cui c’erano giovani promesse del digitale e vecchi volponi della tv, da Angelo Guglielmi a Pippo Baudo. Venne anche lui, quella sera, all’hotel De Russie, passò come una meteora tra gli astanti, sempre a disagio negli affollati party e nelle relazioni pubbliche. Ci appartammo per un rapido colloquio. Da lì nacque un programma televisivo sul digitale, Bitte Keine Réclame, Per favore niente pubblicità, in sei puntate. Con lui c’erano Sonia Bergamasco e Manlio Sgalambro. In Rai lo seguiva il mio collaboratore Andrea Assenza. Un programma poco visto ma elogiato da tutta la stampa, che fu poi mandato in onda per intero nella notte seguente alla sua scomparsa, sulle reti generaliste. Da lì poi nacque con la Rai il suo film Musikanten. Ho rivisto Franco più volte ai suoi concerti. Ma ne ricordo uno in particolare, nel Tempio di Segesta, indimenticabile. Poi andammo insieme a cena a San Vito Lo Capo, con lui e Manlio Sgalambro, ambedue inappetenti, astrali, con occhiali neri in piena notte: finimmo di non-cenare alle quattro, prima che giungesse "l’alba dentro l’imbrunire". Fu un trialogo poco loquace fra introversi, forse timidi. Anche tra loro si parlavano assai poco e si davano del lei.
Ho seguito con pena il suo declino degli ultimi anni. L’ultimo contatto, ormai indiretto, fu pochi mesi prima della sua scomparsa perché gli chiesi di pubblicare una sua famosa pittura come copertina per un mio romanzo spirituale, La leggenda di Fiore. Lui acconsentì tramite suo fratello, con amicale benevolenza. Quando il libro vide la luce, Battiato passò a miglior vita. Il libro si fece realtà, Franco si fece leggenda.