È il primo vero duetto tra loro dopo più di sessant’anni, e si sente. Paul ha scritto il pezzo pensando proprio a Ringo, parlando delle loro infanzie a Liverpool, delle case modeste, delle strade difficili, di rose che appassivano nel giardino e di quel “era casa nostra” detto con una tenerezza che ti colpisce. Le voci insieme sono la cosa più bella: sentirli alternarsi e poi unirsi nel ritornello è puro sapore Beatles. Ringo canta benissimo, con quella sua personalità unica, e la sua batteria è subito riconoscibile, quel groove un po’ storto e umano che ti fa sentire a casa. I cori ci stanno alla grande, danno spessore senza esagerare. La produzione è moderna e pulita, forse un po' troppo lucida rispetto all’anima del pezzo, ma non rovina l’emozione. Il brano è allegro, malinconico e sincero allo stesso tempo. Non è una rivoluzione musicale, ma è uno di quei pezzi che ti fanno bene al cuore, soprattutto sapendo che due ottantenni con la storia che hanno si mettono ancora a cantare delle loro origini operaie con tanta gratitudine.