MUSICA

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Parliamo dei nostri gusti musicali

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La soppressione delle quattro province in FVG voluta dalla giunta Serracchiani

La soppressione delle quattro province (Trieste, Udine, Gorizia, Pordenone), voluta dalla giunta Serracchiani (PD) e approvata dal Consiglio regionale nel 2014-2016 con voto unanime (inclusa l’opposizione di allora), è stata presentata come riforma di semplificazione e risparmio, rendendo il FVG l’unica regione italiana ad abolirle davvero. In realtà, i risultati sono stati deludenti sul fronte economico.
Le province sono state sostituite da 18 Unioni Territoriali Intercomunali (UTI), poi evolute in altri enti di decentramento (EDR sotto la giunta Fedriga).
Le funzioni (es. edilizia scolastica, viabilità, ambiente) sono passate in gran parte alla Regione o ai Comuni associati.
Nessun risparmio strutturale documentato: al contrario, varie analisi e critiche dell’epoca (2015-2016) hanno evidenziato un aumento della spesa burocratica. Al posto di 4 province sono nate decine di nuove strutture intermedie, ciascuna con propri direttori generali, staff e costi di gestione. L’unico risparmio reale è stato marginale: l’eliminazione degli emolumenti dei consiglieri provinciali (pochi milioni).
Critiche ricorrenti: creazione di “mini-province” più numerose e costose, con maggiore frammentazione, clientelismo e nessuna riduzione significativa di personale.
La Regione ha perso anche contributi e trasferimenti statali legati agli enti intermedi (province), un danno economico indiretto per il territorio.
Oggi (2025-2026) la maggioranza di centrodestra sta riportando le province elettive (enti di area vasta), proprio criticando la riforma Serracchiani come inefficace e costosa. Anche Serracchiani ha difeso l’operazione come “storica” e di semplificazione, ma senza produrre dati concreti di risparmio per i cittadini (es. meno tasse o più servizi efficienti).
In sintesi: la riforma ha semplificato formalmente l’assetto (solo Regione + Comuni), ma non ha portato risparmi tangibili ai cittadini. Ha generato piuttosto inefficienze gestionali e costi aggiuntivi per la burocrazia intermedia, come spesso accade in queste “riforme” istituzionali italiane. Non ci sono bilanci ufficiali che certifichino risparmi netti; prevalgono invece valutazioni negative sull’impatto economico.