Serracchiani ha abolito le Province (unica regione in Italia a farlo davvero, tra 2014-2018)
Serracchiani ha abolito le Province (unica regione in Italia a farlo davvero, tra 2014-2018), sostituendole prima con le 18 UTI e poi con gli EDR (Enti di Decentramento Regionale). Il risultato non è stato un grande efficientamento, ma frammentazione e difficoltà gestionali. Perché l’abolizione non ha funzionato bene? Le funzioni ex-provinciali (soprattutto manutenzione strade provinciali e edilizia scolastica superiore) sono finite in un limbo tra Regione, UTI/EDR e Comuni. I piccoli Comuni dell’area udinese, carnica o pordenonese hanno lamentato spesso carenza di personale tecnico, ritardi negli appalti e mancanza di capacità progettuale su scala intermedia. Gli EDR sono enti della Regione: più “braccio” burocratico centrale che ente autonomo vicino al territorio.
La promessa di risparmi consistenti non si è materializzata in modo significativo, mentre sono emersi costi nascosti: coordinamento più complicato, perdita di specializzazione tecnica, rimpallo di responsabilità. Fedriga e la maggioranza lo ripetono da anni: l’abolizione ha creato “caos amministrativo” sul governo del territorio, specialmente per viabilità secondaria e scuole.
Il ripristino attuale (2026-2027) Le nuove Province (sulle vecchie circoscrizioni: Udine, Pordenone, Gorizia, Trieste) partiranno dal 1° gennaio 2027, inizialmente commissariate, con competenze chiare su edilizia scolastica superiore,
viabilità (strade provinciali), supporto ai Comuni (stazioni appaltanti, gare, assistenza tecnica, digitalizzazione, espropri ecc.)
E con possibilità di trasferire gradualmente altre funzioni (trasporti, ambiente, cultura). Questo è esattamente quello che serve ai Comuni piccoli: alleggerirli da compiti che un ente di area vasta gestisce meglio con economie di scala e personale dedicato. Non è “solo poltrone”: è ridare capacità tecnica e progettuale al territorio.
Venanzi dice “servono solo a dare poltrone” e “non c’è visione”. Ma la visione c’è: uscire dal pasticcio post-abolizione, dove tutto è finito o sulla Regione (troppo lontana) o sui Comuni (troppo piccoli e senza risorse). I sindaci di tanti piccoli Comuni lo sanno bene: senza un livello intermedio efficiente, tante opere restano bloccate o costano di più. L’abolizione del 2014-2018 è stata un esperimento ideologico (“prima Regione senza Province!”) fatto all’unanimità all’epoca, ma che ha mostrato i limiti. Ripristinarle con funzioni e risorse definite non è un passo indietro: è correggere un errore che ha complicato la vita agli enti locali invece di semplificarla. Se Venanzi e la giunta di Udine hanno esempi concreti di come gli EDR abbiano risolto meglio di una Provincia i problemi di manutenzione stradale o delle scuole superiori nell’udinese, li portino. Altrimenti resta il dubbio che sia più una posizione ideologica (“contro le Province perché le ha volute la destra”) che basata sui risultati reali per i cittadini. Il FVG ha bisogno di enti intermedi funzionanti, non di un’ulteriore centralizzazione regionale o di scaricare tutto sui Comuni.