Quello che poteva sembrare un semplice momento di spettacolo si è trasformato in un racconto crudo e profondamente umano. Il contrasto tra le visioni di Al Bano e Romina è una delle ferite più esposte e dolorose della cronaca italiana, e sentire parlare Romina dalla Fagnani del "pilastro" che si dissolve rende bene l'idea del doppio trauma che ha vissuto: la perdita di una figlia e la fine dell'intesa con la donna che amava.
La differenza tra i due è radicale e, a modo suo, tragica.
La razionalità del dolore. Al Bano si basa sulla ricostruzione dei fatti, sulle testimonianze raccolte in quel mese terribile a New Orleans e sulle indagini. Per lui, accettare la realtà è stato l'unico modo per sopravvivere e onorare la memoria di Ylenia.
Romina, d'altro canto, si rifugia in una speranza che non si arrende all'evidenza. È un meccanismo di difesa comprensibile per una madre, ma che inevitabilmente crea un solco invalicabile con chi invece ha avuto bisogno di mettere un punto fermo per non impazzire.
È straziante vedere come, a distanza di decenni, quella ferita non si sia mai rimarginata del tutto, diventando anzi un terreno di scontro pubblico. Al Bano sembra sentire il bisogno di difendere non solo la sua verità, ma anche la propria dignità di padre che ha fatto di tutto in quel 1993.