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Da Madonna a Lady Gaga: "Il diavolo veste Prada 2"

Da Madonna a Lady Gaga: "Il diavolo veste Prada 2"
"Mother Monster" è il cuore della colonna sonora del sequel, curata nuovamente da Theodore Shapiro


Di Lucia Mora

L’incarico che la Disney si è messa sulle spalle è oneroso: dare un seguito a Il diavolo veste Prada, un cult per gli amanti della moda – e per i millennial in generale. Un film diventato iconico per il suo cast (un nome su tutti, la Miranda Priestly di Meryl Streep) e infatti i risultati al botteghino parlano chiaro: dopo la prima proiezione nazionale di ieri sera, l'atteso sequel diventa il miglior esordio del 2026 e si piazza all'11esimo posto tra i migliori debutti di sempre in Italia. Chi ha un orecchio allenato sa che tra gli ingredienti di questo successo c'è anche la colonna sonora, che domani 1° maggio sbarcherà sulle piattaforme digitali di tutto il mondo.


Vent’anni dopo
Il primo capitolo del 2006 – tratto dall’omonimo romanzo del 2003 di Lauren Weisberger – aveva cristallizzato l’estetica chic industriale degli anni Duemila. Vent’anni dopo, il sequel si trova a dover sonorizzare un mondo (quello della moda, ma non solo) radicalmente mutato. Uno dei temi centrali, infatti, è proprio il declino della carta stampata e del giornalismo vecchia scuola a favore del dominio algoritmico dei social media. Non a caso, tra le canzoni inserite nel film c’è anche End of an era di Dua Lipa, che è in buona compagnia di superstar globali: Miley Cyrus (Walk of Fame), SZA (Saturn), RAYE (Worth It), Laufey (Mr. Eclectic), Olivia Dean (Nice to Each Other).

In questo contesto, la colonna sonora è affidata nuovamente a Theodore Shapiro. Uno dei pregi del film originale è senza dubbio il ritmo che scandisce le scene e che tiene alta l’attenzione dello spettatore; Shapiro era riuscito nell’arduo compito di adattare il linguaggio sonoro a quell’incedere incalzante. Certo, quando a sostegno hai hit di artisti del calibro di Madonna, U2, Jamiroquai, Alanis Morissette e Moby, è anche più facile.

La selezione dei brani non originali gioca un ruolo fondamentale nell'identità del brand (per la quantità e la qualità del marketing che ruota attorno a questo film, lo possiamo definire anche così). Se nel primo capitolo l'apertura con Suddenly I See di KT Tunstall definiva l'ottimismo ingenuo di Andy (Anne Hathaway), il sequel opta per una narrazione sonora più cinica, più fredda e chirurgica.




Lady Gaga in passerella
Non mancano le icone intramontabili (come Madonna), ma tornano in versioni remixate da producer contemporanei; un ponte ideale tra l'eredità di Miranda e il nuovo mercato. Un aspetto spesso sottovalutato, ma cruciale in questo capitolo, è l'integrazione tra score e sound design: negli uffici di “Runway” del 2026 non sentiamo più le dita battere sulle tastiere dei PC o il brusio dei telefoni fissi. Il “paesaggio sonoro” è dominato dai suoni degli smartphone e dei tablet e, a differenza del primo film, la presenza di Miranda è meno soggetta a climax che accrescono la tensione attorno al personaggio; una scelta in linea con il racconto della crisi della sua autorità.

Mentre il primo Diavolo era indissolubilmente legato a Vogue di Madonna, il secondo ha come fulcro RUNWAY, collaborazione inedita tra Lady Gaga e la rapper Doechii. Il brano è stato prodotto da Andrew Watt (che ha già lavorato a pezzi di successo di Gaga come Mayhem e Die with a Smile), Bruno Mars, Cirkut e D'Mile, i quali lo hanno anche scritto insieme alle due artiste e Jayda Love. L’industrial pop vuole riflettere l'aggressività del mondo della moda, come dimostra anche l'impeccabile videoclip che accompagna il singolo. La performance vocale di Gaga si muove su registri teatrali, e il suo cameo rende il brano una vera estensione della narrazione.


Ma potremmo anche considerare Lady Gaga in generale, e non solo questo brano, come il fulcro musicale del film: oltre a RUNWAY regala altri due inediti, Shape of a Woman e Glamorous Life; è lei l’ospite d’onore, la star al centro della sfilata all’Accademia di Brera, ed è sulle note della sua canzone che si snoda il plot twist finale del sequel. Una centralità che “Mother Monster” si è guadagnata e meritata negli anni, sia ovviamente per il suo immenso contributo al pop mondiale, sia per una filmografia che comincia a diventare corposa (ricordiamo, tra gli altri, i ruoli in American Horror Story, A Star is Born, House of Gucci e Joker: Folie à Deux).