Il contesto storico: l’eccidio del 9 aprile 1945
Nella primavera del 1945, con gli Alleati che sfondavano la Linea Gotica e i tedeschi in ritirata, il carcere di via Spalato a Udine era stracolmo di detenuti politici (fino a 800 persone contro una capienza di circa 300). Molti erano partigiani delle Brigate Garibaldi e Osoppo.Il 14 marzo 1945 alcuni partigiani vennero prelevati e processati da un “tribunale” tedesco farsesco presieduto dal maresciallo Hans Kitzmüller. Furono emesse 37 condanne a morte, poi ridotte a 29 grazie all’intervento di personalità udinesi (tra cui l’Arcivescovo).All’alba del 9 aprile 1945, le SS radunarono i 29 partigiani nel cortile interno del carcere. Vennero divisi in tre gruppi e fucilati a raffiche di mitra contro il muro. Chi respirava ancora venne finito con colpi di pistola alla nuca. Negarono loro anche il conforto religioso.I nomi delle vittime (garibaldini e osovani, di età tra i 18 e i 52 anni) sono:
Angelo Adamo (30, Comiso)
Gio Batta Beccia (21, Ronchis)
Mario Bolognato (26, Firenze)
Umberto Bon (31, Manzano)
Matteo Bossa (19, Paesana)
Luigi Ciol (19, Teglio Veneto)
Giunio Coloricchio (19, Pozzuolo)
Luigi Coradazzi (23, Socchieve)
Francesco Del Vecchio (23, Barletta)
Giuseppe Favret (18, Azzano X)
Ovidio Favret (21, Azzano X)
Mario Foschiani (32, Udine)
Salvatore Genovese (24, Randazzo)
Giovanni Ghidina (41, Forni di Sotto)
Albino Gonano (26, Prato Carnico)
Luigi Grahrelj (18, Gorizia)
Elio Livoni (25, Buttrio)
Mario Modotti (“Tribuno”, 32, Udine – uno dei comandanti più noti)
Valentino Monai (29, Amaro)
Antonio Morocutti (27, Treppo Carnico)
Leandro Nonini (29, Gemona)
Gino Nosella (20, Portogruaro)
Enrico Pascuttini (20, Spilimbergo)
Elio Polo (52, Forni di Sotto)
Arduino Potocco (22, Buttrio)
Enno Radina (31, Villasantina)
Benito Siniciali (21, Sesto al Reghena)
Giulio Tesolin (21, Fiume Veneto)
Napoleone Zompicchiatti (41, Manzano)
Nello stesso giorno venne impiccato anche un agente di PS allo stipite del portone d’ingresso.Non si trattò di una “rappresaglia” immediata per un attentato specifico (come a volte raccontato), ma di un’esecuzione preventiva e terroristica tipica dell’ultimo disperato tentativo nazista di piegare la Resistenza in Friuli prima della ritirata.
anpiudine.org
La notizia provocò grande emozione in città. I comandi partigiani cercarono di organizzare scambi di prigionieri catturando ufficiali tedeschi, ma senza successo.Udine venne liberata il 1° maggio 1945 dalle truppe alleate (neozelandesi e inglesi).La tradizione dei 29 fuochi tricoloriPer molti anni (almeno dagli anni ’70-’80 fino alla fine degli anni 2010), il Comune di Udine organizzava, la sera del 24 aprile, uno spettacolo di fuochi d’artificio aerei tricolori (rossi, bianchi e verdi) sparati dal colle del Castello.Questi fuochi erano specificamente dedicati ai 29 partigiani di via Spalato (il numero 29 simboleggiava uno per ogni vittima). Si trattava di un omaggio visibile da tutta la città, che chiudeva simbolicamente la giornata del 24 aprile, vigilia del 25 Aprile (Festa della Liberazione).La cerimonia era spesso abbinata a eventi nel quartiere di Borgo Villalta, dove l’ANPI e il “Coro Popolare della Resistenza” ricordavano i caduti locali (tra cui la partigiana “Gianna”). Il ritrovo era in piazza Libertà alle 20.30, con canti, e poi i fuochi alle 21 dal Castello.
udinetoday.it
Era una tradizione civile e istituzionale, voluta dal Comune per tenere viva la memoria dell’eccidio proprio nei giorni clou delle celebrazioni della Liberazione.Perché e da chi è stata interrottaLa tradizione dei fuochi tricolori dal Castello non viene più menzionata nei programmi ufficiali delle commemorazioni degli ultimi anni (dal 2020 in poi, e in modo sistematico dopo il 2019-2020).Non esiste una dichiarazione ufficiale esplicita di “cancellazione”, ma emerge chiaramente che:L’organizzazione era a cura del Comune di Udine (non dell’ANPI, che invece gestisce la cerimonia principale alla lapide di via Spalato, solitamente la domenica più vicina al 9 aprile).
Con il cambio di amministrazione comunale (soprattutto dopo il 2018-2019, con giunte di centro-sinistra e poi di centro-destra) e con l’evoluzione delle sensibilità politiche e di bilancio, gli spettacoli pirotecnici sono stati progressivamente ridotti o eliminati per motivi di costo, sicurezza, impatto ambientale (rumore e inquinamento) e, in alcuni casi, per una diversa visione della memoria storica.
Negli ultimi programmi ANPI-Comune per il 25 Aprile (2024, 2025, 2026) si parla di cerimonie in via Spalato, cortei, cori, orazioni e deposizione di corone, ma non più dei fuochi dal Castello la sera del 24 aprile. La tradizione sembra essersi spenta silenziosamente.
In sintesi, è stata interrotta dal Comune di Udine (o quantomeno non più riproposta dalle amministrazioni successive), probabilmente per una combinazione di ragioni economiche, logistiche e di scelta politica/culturale sulla forma delle commemorazioni. Non è stata una decisione clamorosa o contestata pubblicamente in modo vistoso, ma è semplicemente scomparsa dai calendari.