Italian Gigolò di Giovanna Nocetti è una di quelle perle nascoste del 1981 che ti colpiscono dritte al petto senza fare troppo rumore. È un brano elegante, un po’ crepuscolare, con un arrangiamento morbido che mescola archi discreti, un basso che cammina lento e quel sapore tipicamente italiano tra pop melodico e atmosfera notturna. La voce di Giovanna è calda, matura. Racconta con classe un uomo che sembra avere tutto, bello, sicuro, grande, forte, giusto, ma in realtà è un guscio vuoto. Il testo firmato da Paolo Limiti è la vera forza del pezzo. Non è il gigolò da spiaggia o da discoteca da cliché anni Ottanta: è un ritratto quasi malinconico di un seduttore professionista che di notte guida solo con se stesso, circondato da sogni di ieri che non tornano più. Sembra invincibile fuori, ma dentro resta solo, con la sua eleganza che non scalda nessuno. C’è una tenerezza amara in quel refrain che ripete le sue qualità come una carezza che in realtà sottolinea il vuoto. Ha quel groove soffice, un po’ orchestrale e un po’ synth, che profuma di quegli anni senza essere datato. Un piccolo ritratto cinematografico sofisticato, un po’ triste, molto umano.