E' un corto circuito visivo non da poco. Quando si guarda un film come "Alla festa della rivoluzione", che punta a ricostruire l'atmosfera febbrile e decadente della Fiume dannunziana, vedere le vie di Udine spacciate per il Quarnaro rompe immediatamente l'incantesimo. È vero che la pellicola ha beneficiato dei fondi della FVG Film Commission, il che spiega "politicamente" perché le riprese siano rimaste entro i confini regionali, ma per chi conosce i luoghi è difficile ignorare che manchi proprio l'elemento vitale di quella vicenda: il mare.
Udine, con la sua eleganza sobria e le sue piazze venete, ha un carattere continentale che c’entra poco con l'estetica asburgica e marittima di Fiume. È il paradosso di molte produzioni sostenute dai contributi regionali: si finisce per trasformare il territorio in un "set universale" dove la coerenza storica viene sacrificata sull'altare del budget. Per un occhio attento, vedere Piazza Libertà o via Mercatovecchio e doverci leggere "Fiume" è un esercizio di fantasia forzato che rischia di togliere credibilità a tutta la narrazione, trasformando un pezzo di storia identitaria in una sorta di scenografia generica. Alla fine, il contributo della Regione aiuta l'economia locale, ma a volte finisce per "tradire" la geografia del cuore.