MUSICA

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Alessandro Venanzi Chi sostiene queste modifiche, come l'assessore Marchiol, punta su alcuni obiett

Alessandro Venanzi Chi sostiene queste modifiche, come l'assessore Marchiol, punta su alcuni obiettivi strategici.
Viale Venezia è storicamente una strada ad alta velocità. Restringere la carreggiata e inserire ciclabili serve a rallentare il traffico motorizzato, riducendo la gravità degli incidenti.
​L'idea è che se i percorsi ciclabili sono sicuri e continui, più persone useranno la bici, liberando spazio in strada per chi deve necessariamente usare l'auto o il bus.
​Dal punto di vista del trasporto pubblico, a volte si preferisce ridurre il numero di fermate ravvicinate per rendere la linea più veloce. Fermarsi ogni 200 metri rallenta troppo la corsa del bus.
​Molti residenti e utenti, tuttavia, vedono in questa scelta diverse contraddizioni.
Sacrificare una fermata significa obbligare una persona anziana o con disabilità a camminare 200 o 300 metri in più. Per chi ha difficoltà motorie, la vicinanza della fermata è un diritto fondamentale.
Viale Venezia ha una larghezza fissa. Inserire una ciclabile a norma spesso obbliga a eliminare le banchine dei bus o i parcheggi per disabili, creando un paradosso: si favorisce la mobilità "green" (bici) a scapito della mobilità "sociale" (bus per chi non può guidare).
Se le ciclabili restano poco utilizzate nei mesi invernali o in caso di pioggia, il sacrificio delle fermate del bus appare ingiustificato a chi aspetta il mezzo pubblico sotto le intemperie.
​C'è un punto di equilibrio?
​Idealmente, una progettazione moderna dovrebbe prevedere le "fermate a penisola": la ciclabile passa dietro la pensilina, permettendo al bus di accostare in sicurezza e ai passeggeri di salire senza barriere architettoniche.
​Tuttavia, se lo spazio è poco, l'amministrazione è costretta a una scelta politica: privilegiare il flusso delle bici o la capillarità del bus.
​In molti ritengono che su viali così lunghi e importanti per l'ingresso in città, la priorità dovrebbe restare il trasporto pubblico, proprio perché è lo strumento che garantisce a tutti non solo a chi è giovane e in forma per pedalare la libertà di spostarsi.