MUSICA

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Parliamo dei nostri gusti musicali

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Riaprire ai russi è complicato

Riaprire ai russi è complicato. Non c’è un interruttore. Nord Stream è sabotato (e ricostruirlo prenderebbe anni), il transito via Ucraina è finito dal 2025. Rimane TurkStream (limitato, verso sud-est). Un ritorno significativo richiederebbe nuovi accordi, infrastrutture e tempo. Non subiton.
La Russia ha usato il gas come leva geopolitica (riduzioni selettive, ricatti). Tornare indietro significherebbe dare a Putin una leva enorme proprio mentre il conflitto in Ucraina continua. Pagheremmo di più in sicurezza strategica che in bollette.
L’UE (Germania, Francia, Polonia, Commissione) ha fatto di questa diversificazione un punto d’onore. Cambiare rotta ora sarebbe visto come resa, con divisioni interne (Ungheria e Slovacchia già comprano ancora gas/petroli russo grazie a deroghe e spingono per eccezioni). Fico e Orbán sono pragmatici sui loro interessi nazionali, ma non rappresentano l’unica testa pensante: sono realisti sui costi per i loro Paesi, punto.
Stiamo sostituendo gas russo con LNG (più caro, ma flessibile). Il problema vero è che siamo passati da dipendenza da un autocrate a dipendenza forte dagli USA. Non ideale, ma reversibile con più rinnovabili, nucleare, dove si fa, e efficienza. Il vero errore storico non è solo la cocciutaggine anti-russa, ma aver trascurato per decenni diversificazione e produzione interna nucleare in Germania chiuso, Italia senza, ecc.
C’è stata tanta retorica ideologica “sanzioni che distruggono la Russia, noi resistiamo”, sottovalutazione dei costi per i cittadini europei e poca lungimiranza strategica. L’Europa ha pagato cara l’illusione che si potesse fare decoupling energetico rapido senza dolore. Le riserve non bastano se l’inverno è freddo o se scoppiano altre crisi (Iran, ecc.). Ma fingere che basti riaprire ai russi per risolvere tutto ignora che la Russia non è un fornitore neutrale e affidabile. La nostra classe dirigente, non solo “la nostra”, tutta l’UE mainstream, ha fatto scelte con poca testa pensante su energia e geopolitica? Assolutamente sì. Pagheremo il conto con deindustrializzazione parziale, prezzi alti e crescita bassa. Ma la soluzione non è tornare al 2021: è accelerare sul nucleare, efficienza, diversificazione vera (non solo USA) e negoziare da posizione di forza, non di panico. Se il conflitto si congela o si risolve, allora si può parlare di accordi energetici pragmatici. Fino ad allora, non c’è tempo è vero, ma riaprire unilateralmente sarebbe come dare le chiavi della casa al ladro che ha appena provato a svaligiarla. Meglio stringere i denti, riempire i depositi ora e imparare la lezione: l’energia non è un diritto ideologico, è sicurezza nazionale.