Gino Paoli, l'ultimo saluto della figlia Amanda Sandrelli: «Babbo mio».
Gino Paoli, l'ultimo saluto della figlia Amanda Sandrelli: «Babbo mio». La foto in bianco e nero con il papà "Superman fragile"
Il cielo non è più in una stanza. Gino Paoli è morto ieri, a 91 anni, e stavolta non è un verso di una canzone maledetta. Se n'è andato l'ultimo dei poeti, quello col proiettile vicino al cuore e la voce che sapeva di sale e di rimpianti. Mentre il cordoglio diventava nazionale, sua figlia Amanda Sandrelli ha rotto il muro di silenzio durato ore e ha scelto di salutarlo pubblicamente stamattina, con una foto insieme, scovata tra i ricordi. Una corona sulla testa, un sorriso che sfida il tempo e il bianco e nero di un’epoca che non tornerà più ad accompagnare due parole che dicono tutto: «Babbo mio».
Amanda Sandrelli, perché la figlia di Gino Paoli porta il cognome della mamma Stefania: la nascita in Svizzera e l'adulterio
Un'immagine scattata presumibilnente durante l'ultimo compleanno, per fermare il tempo che correva troppo forte. Amanda ha sempre tenuto stretto quel filo con il padre, un legame fatto di sguardi e poche concessioni alla platea. Quando le candeline erano novanta, lo descriveva con la devozione lucida di chi conosce ogni crepa del mito: «Per me è una specie di Superman. È come se non avesse paura di niente. E io per lui, paura, non ne ho mai avuta». Ma dietro il mantello dell'eroe che ha sfidato la vita, c'erano le ombre pesanti della depressione e dei momenti complessi che Paoli non ha mai nascosto sotto il tappeto. La figlia non ha fatto sconti alla realtà, raccontando la fragilità di un uomo che è stato un oceano in tempesta: «Mio padre è una persona molto complessa. Pesante, più per se stesso che per gli altri». Un Superman fragile, dunque, che oggi lascia un'eredità che pesa.
Il mistero del cognome: una sfida d'orgoglio
Ma perché Amanda si chiama Sandrelli e non Paoli? Non è stata una scelta distratta, ma il frutto di una lite furibonda tra Gino e Stefania Sandrelli. Il cantautore scelse il nome senza consultare nessuno: «Amanda, dal latino “qualcuno da amare”». Ma Stefania, che sognava di chiamarla Angelica, non gliela perdonò. La ripicca fu immediata: «Visto che il nome lo hai scelto tu, io le do il cognome Sandrelli». Una sfida che Amanda ha portato sulle spalle per anni, decidendo solo da adulta di aggiungere legalmente anche il cognome paterno. Un legame profondo, nonostante le radici complicate di una famiglia allargata ante litteram: Paoli ebbe Amanda nel 1964, lo stesso anno in cui la moglie Anna Fabbri dava alla luce il primogenito Giovanni (scomparso lo scorso anno). Poi, negli ultimi anni, il matrimonio con Paola Penzo e altri tre figli.
L’abito verde che fece scandalo
Tutto era cominciato il 15 giugno 1961, alla Bussola di Viareggio. Stefania Sandrelli aveva quindici anni e la fascia di Miss Viareggio ancora fresca. Lui era il cantautore tormentato de «La Gatta». Lei gli passò davanti con un abito verde, lui non sapeva fosse minorenne, lei ignorava che fosse sposato. Fu una scarica elettrica. Iniziò una relazione intensa, clandestina, finita subito nel mirino dei rotocalchi scandalistici. Per l’Italia del boom economico, quel legame era un affronto alle convenzioni borghesi: la differenza d’età e lo stato civile di Paoli trasformarono la loro passione in un caso mediatico nazionale.