Mina Week: “She’s leaving home”
La scheda della canzone, tratta dal libro "Mina è"
Nella settimana in cui Mina compie gli anni, le facciamo gli auguri pubblicando cinque schede, una al giorno, tratte dal libro “Mina è” di Renato Tortarolo e Gabriele Sanlazzaro, edito da Rizzoli (368 pagine, 25 euro).
Album: KYRIE
She’s Leaving Home
Cover
Durata: 5:29
Autori: John Lennon, Paul McCartney
Lei ha preparato tutto con cura: un bagaglio e una lettera. È ancora notte. Si appresta a lasciare per sempre la casa dove ha vissuto con i suoi genitori. È l’alba, invece, quando scende in strada. Si sente finalmente libera ed è ormai lontana quando papà e mamma scoprono la lettera. È quest’ultima a trovarla mentre si infila una vestaglia. Mentre la legge crolla e urla al marito: la nostra bambina se n’è andata.
Comincia così She’s Leaving Home, capolavoro dei Beatles. È il 1967 e la canzone fa parte dell’album Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. Mina la inciderà tredici anni più tardi in Kyrie. Va detto subito che sono molto diverse fra loro. L’originale di Lennon e McCartney rispetta il silenzio di quel mattino che cambierà la vita all’intera famiglia. È una ballata in 3/4 sostenuta all’inizio da un’arpa, poi dagli archi che fanno dei cori e rappresentano il punto di vista di padre e madre, il momento centrale del racconto. Molto difficile da approcciare.
Mina lo fa con cura interpretando tutti i ruoli: descrive la fuga vittoriosa della ragazza e insieme le rivendicazioni dei genitori. Accompagnata anche lei da un’orchestra con l’aggiunta però di un pianoforte. È il punto di vista maschile, anche se favorevole alla ragazza, di un fenomeno all’epoca molto diffuso: abbandonare un posto che ti ha visto crescere ma che ti ha anche soffocato. Mina le è ugualmente vicina, ma più lontana rispetto ai due Beatles. Su una cosa sono simili, nel descrivere con molto realismo le reazioni piccate e rancorose della madre: le abbiamo dato tutto, almeno quello che i soldi possono comprare, ma dove abbiamo sbagliato?
È un venerdì e la ragazza comincia ad assaporare la libertà incontrando l’uomo che ama. Ricorda tutte le volte in cui si è sentita sola e si gode qualcosa che le è sempre stato negato in famiglia. Ancora: Mina osserva una tragedia; Lennon e McCartney invece sono di parte. Per Mina, il tempo si dilata perché sa benissimo – siamo nel 1980 – che anche l’universalità di She’s Leaving Home deve rendere conto di un’epoca diversa. Il fenomeno del lasciare improvvisamente la famiglia apparteneva a un insieme di fenomeni di protesta, in genere contro le istituzioni, che ha generato battaglie per libertà sessuale, parità di genere e autodeterminazione. In definitiva: potersi scegliere un lavoro, una carriera, una vita dignitosa e indipendente.
Quando Mina canta She’s Leaving Home, in Gran Bretagna è primo ministro Margaret Thatcher e, anche se il punk sta tramontando, London Calling (1979) dei Clash è ancora l’inno sovversivo di quei giovani che trovavano nella fuga da famiglie oppressive la prima espressione di libertà. Forse non ci sarebbe neanche più un motivo valido per cantare She’s Leaving Home da quando i venti che l’hanno ispirata non soffiano più: il grande sogno, qualcuno preferisce chiamarlo utopia, di una società migliore sul finire degli anni Sessanta; la travolgente rivoluzione delle arti e dei costumi; e una partecipazione giovanile che sarebbe diventata esemplare per le generazioni successive.
Mina, invece, riporta tutto alla dimensione più umana e minuta: quella del dolore di questa giovane, prima, e dei suoi genitori, poi. E ce li rende incredibilmente vicini.