MUSICA

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​​​​​​​Parliamo dei nostri gusti musicali


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"Radio" di Mina

"Radio" di Mina è un brano che colpisce subito per la sua atmosfera malinconica e insieme beffarda, un ritratto crudele di una domenica vuota passata a parlare dell’altra, quella che ha preso il suo posto nella vita di lui. La voce di Mina entra con quella naturalezza disarmante che solo lei sa avere, dolce ma affilata, capace di rendere ridicola e patetica la protagonista senza mai cadere nel lamento. Il testo scritto tra gli altri da Bruno Lauzi è spietato nella sua semplicità, la stanchezza, il bicchiere che dovrebbe dare forza, l’America trovata da lui e la bambina ancora in divenire che ora riempie il suo tempo, tutto descritto con tocchi brevi e velenosi che non lasciano scampo. lI pezzo parte con un sapore quasi essenziale, qualche strumento elettronico discreto che dà un tocco attuale per quegli anni primi 2000, poi si apre in un ritmo caldo di sapore latino che avvolge la disperazione in una sensualità quasi ironica, creando un contrasto perfetto con la storia raccontata. L’arrangiamento di Giuseppe Cantarelli lascia tutto lo spazio alla voce di Mina, che gioca con le sfumature, allunga le sillabe, sussurra e poi si solleva quel tanto che basta per ferire senza gridare. È una canzone d’amore rovesciata, che parla di abbandono e umiliazione con eleganza e una punta di sarcasmo, proprio come Mina ha sempre affrontato certi argomenti, senza pietà per sé stessa ma con una dignità tagliente. Anche a distanza di anni resta un pezzo potentissimo della sua produzione più matura,