MUSICA

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​​​​​​​Parliamo dei nostri gusti musicali


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L'idea di riesumare cento ore di girato dopo venticinque anni sa tanto di operazione commerciale

L'idea di riesumare cento ore di girato dopo venticinque anni sa tanto di operazione commerciale spinta, quasi a voler monetizzare l'unica cosa che Mina non ha mai venduto ovvero la sua quotidianità.
C'è un che di paradossale nel tentare di trasformare quello che era un esperimento pionieristico di streaming nel 2001 in un evento globale per Netflix o Disney+ oggi. S e quel materiale fosse stato davvero imprescindibile, non avrebbe aspettato un quarto di secolo a prender polvere in un archivio di Lugano. Il rischio è che, dietro la promessa di un accesso esclusivo, ci si ritrovi con un montaggio annacquato fatto di tempi morti, sigarette e prove tecniche che, se da un lato faranno impazzire i collezionisti, dall'altro rischiano di annoiare il pubblico generalista.
Ma il punto vero è un altro: il mito di Mina si regge da decenni proprio sulla sua assenza fisica, su quell'aura di fantasma che parla solo attraverso la musica. Mostrarla ora in un contesto così normale e datato potrebbe quasi sminuire quella divinità intangibile che lei stessa ha costruito con cura dal 1978. Invece di proteggere il mistero, lo si svende, riducendo un’icona a contenuto per riempire il catalogo di una piattaforma.
Siamo sicuri che vedere Mina che beve un caffè in studio nel 2001 aggiunga qualcosa alla sua grandezza?