MUSICA

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Canzonissima, lo sfogo di Cocciante svela il bluff e Milly Carlucci ammette

Canzonissima, lo sfogo di Cocciante svela il bluff e Milly Carlucci ammette: «Non ci sono concorrenti e non è una gara»
© Social (Facebook etc)
Il ritorno di Canzonissima doveva essere l'evento televisivo dell'anno, il grande revival capace di riportare sul piccolo schermo la magia delle sfide leggendarie tra i giganti della musica italiana. Un'attesa costruita su un presupposto chiaro: una gara. Ma bastava una voce fuori dal coro – quella di Riccardo Cocciante – per far crollare tutto il castello di carte.


Quando Cocciante ha fatto trapelare, con toni tutt’altro che concilianti, che per il suo status non era minimamente contemplata l’idea di gareggiare contro personaggi come Elettra Lamborghini, il bluff è venuto a galla. La sua uscita ha costretto Milly Carlucci a un'operazione verità che ha spiazzato i fan del programma: Canzonissima non sarà affatto la gara che tutti si aspettavano. "Messa all'angolo", la conduttrice è dovuta uscire allo scoperto, ridefinendo in corsa il senso stesso dello show: «A Canzonissima non ci sono concorrenti. Il nostro cast artistico è un gruppo di amici, di straordinari interpreti che ci porta in dono delle canzoni».



Niente voti, niente tensioni da competizione, niente vincitori. Solo una "capsula del tempo" per le generazioni future. Un cambio di rotta drastico che trasforma il format da una sfida agonistica – come voleva la tradizione – a una sfilata di prestigio dove l'unica vera sfida è quella di convincere i grandi nomi a salire sul palco senza l'ansia di una classifica.


Il rischio del "tutti amici"
Se la strategia è servita a blindare un cast che vanta nomi del calibro di Arisa, Elio e le Storie Tese, Enrico Ruggeri, Fabrizio Moro, Fausto Leali, Irene Grandi, Jalisse, Leo Gassmann, Malika Ayane, Michele Bravi e Vittorio Grigolo, la domanda sorge spontanea: a che serve un programma che prometteva la sfida e che si rivela, invece, una serata tra amici? La verità è che, dopo la "soffiata" involontaria di Cocciante, il pubblico ora sa cosa aspettarsi: non un'arena, ma una vetrina. Sarà sufficiente a tenere incollati gli italiani davanti alla TV il sabato sera, o la mancanza di quella sana competizione che ha fatto la storia della Rai renderà tutto un po' troppo "istituzionale"?Milly ha provato a rassicurare tutti parlando di un cast modulare, con presenze variabili (da chi farà il percorso netto di sei puntate a chi, come Paolo Jannacci, farà solo una comparsata), ma il fascino della gara è svanito. Il sipario si è alzato, il bluff è finito, e ora restano solo le canzoni. Sarà abbastanza?