Un tipo indipendente - per Thomas Nocera - che mesi fa mi aveva chiesto che ne pensassi
E'uno dei brani più intensi e malinconici dell'album doppio Ridi pagliaccio uscito nel 1988, firmato da Massimiliano Pani per musica e arrangiamento con testo di Alberto De Martini. Mina lo interpreta in modo magistrale, trasformando una riflessione apparentemente leggera sulla vita da single in un ritratto amaro e profondo di solitudine mascherata da autosufficienza.La canzone parte con toni quasi rassicuranti, descrivendo la routine quotidiana di chi vive sola dopo una separazione. Entrare in casa accendere la luce, non sentire voci. Sembra tutto normale quasi accettabile. Lei si definisce un tipo indipendente. Ripete più volte questa frase come un mantra per convincersi che va bene così, che non manca niente che la libertà ha i suoi lati positivi. Eppure sotto questa facciata emerge con forza il vuoto lasciato da chi non c'è più il ricordo di come lui la derideva, la sopportava le toglieva il volo dalle ali e poi di colpo se ne andava. Il testo è pieno di immagini banali ma taglienti. Ogni dettaglio quotidiano diventa uno specchio della desolazione interiore: la tv come compagnia sostitutiva, le aste televisive notturne come passatempo inutile per riempire il tempo vuoto, le sigarette come rituale solitario. Mina non forza mai il dramma. Canta con una naturalezza disarmante quasi parlasse tra sé e sé eppure la voce si incrina quel tanto che basta per far trapelare l'immensa tristezza. Il suo timbro caldo avvolgente si fa strumento perfetto per trasmettere un dolore trattenuto, un orgoglio ferito che non vuole cedere. Il pezzo ha un'atmosfera soffusa jazzata. Non c'è nulla di urlato o eccessivo e proprio per questo colpisce nel profondo. È come se Mina indossasse una maschera di ironia e distacco per raccontare la scon***** più grande ovvero l'amore finito e la fatica di andare avanti, fingendo che sia tutto a posto. In pochi minuti il brano riesce a dire moltissimo sulla condizione umana dopo una fine amorosa, quella fase in cui si prova a ricostruire una normalità che sa di artificio, dove le piccole abitudini diventano difese fragili contro il silenzio assordante. Ascoltandolo oggi a distanza di decenni è un pezzo che resta attuale, doloroso, vero capace di toccare corde universali di chi ha vissuto una separazione e ha provato a dirsi "sto bene da solo". Un piccolo gioiello nascosto in un album già ricco di perle dove la grandezza di Mina emerge nel modo più intimo e sincero proprio quando sceglie di non strafare ma di lasciare che la verità filtri piano attraverso la sua interpretazione magistrale.