Concordo parecchio con te sulla copertina di "Ridi pagliaccio"
Concordo parecchio con te sulla copertina: è una di quelle che resta impressa, ha quel misto di eleganza surreale e provocazione tipica di Mina negli anni '80. Mauro Balletti aveva un occhio pazzesco per renderla iconica senza essere scontata, e il look di Mina lì è da brividi (nel senso buono). Sul disco in sé (Ridi Pagliaccio, 1988), capisco benissimo il tuo sentimento "sotto le aspettative". È un album strano, quasi schizofrenico: da una parte ha momenti di pura follia geniale (l'accoppiata Ridi Pagliaccio + Das Kind Ist In Dem Teller è effettivamente il picco di sperimentazione e ironia, quel nonsense teatrale e cabarettistico che solo lei poteva permettersi), dall'altra ci sono pezzi che sembrano un po' riempitivi o che invecchiano meno bene rispetto ad altri lavori del periodo.Le tue preferite sono azzeccatissime:Il Portiere Di Notte ha quel mood notturno, malinconico ma sofisticato, con una Mina che interpreta da par suo.
This Masquerade è una cover splendida, lei ci mette l'anima e la rende sua.
Rimani Qui è dolcissima e intima.
È Natale ha quel sapore un po' retrò ma sincero.
Bignè è deliziosa, leggera e maliziosa.
Personalmente lo metterei tra i dischi "di transizione" degli anni '80: non è al livello di Kyrie (1980), Salome (1981), Italiana (1982) o Catene (1984/85) che per me sono i vertici assoluti del decennio (più compatti, più hit, più varietà riuscita). Ridi Pagliaccio sembra quasi un divertissement doppio, con alti clamorosi ma anche bassi evidenti.Sui '90 invece sono d'accordo al 100%: lì Mina fa un salto di qualità impressionante in termini di maturità interpretativa, arrangiamenti moderni e scelte di repertorio coraggiose (Sorelle, Lochness, Nostalgias, Canarino mannaro.). Ha meno "azzardo pazzo" ma molta più sostanza e classe, e la voce è forse ancora più incredibile. Quindi sì, per me è un album che si apprezza a tratti, ma non è tra i top della discografia anni '80.