Caro Leone, il tuo discorso sulla coerenza di Mina è affascinante,
Caro Leone, il tuo discorso sulla coerenza di Mina è affascinante, ma c'è un punto che non va sottovalutato: la trasparenza.
Oggi la tecnologia non è più quella di dieci anni fa. Con i moderni algoritmi di Intelligenza Artificiale e il restauro digitale profondo, non ci si limita a pulire il nastro (il de-noising che citavi); si possono ricostruire armoniche, correggere micro-fluttuazioni dell'intonazione e persino 'modellare' il timbro per farlo sembrare più giovane o più cristallino.
Il punto è proprio questo: se si deve ricorrere a questi sotterfugi tecnologici, magari per rendere commerciabile un reperto che altrimenti non lo sarebbe, e lo si fa tacendolo, non è un'operazione corretta verso l'ascoltatore.
Un'artista della statura di Mina non ha bisogno di filtri digitali nascosti. Se il materiale originale ha delle 'rughe' o dei limiti tecnici dovuti al tempo, presentarli per quello che sono sarebbe un atto di onestà intellettuale. Al contrario, usare l'IA per 'piallare' l'incisione e venderla come un miracoloso ritrovamento senza spiegare l'intervento massiccio della post-produzione, trasforma un documento storico in un prodotto artificiale. Non è più la sua visione artistica di allora, ma una manipolazione digitale di oggi spacciata per autentica