Partiamo da un presupposto: canzoni “brutte”, o comunque che non ci piacciono, ne troveremo sempre. Ed in caso contrario saranno loro a trovare noi.
Di brani che mettano d’accordo tutti non so quanti ne esistano, ma sicuramente è una faccenda legata più al passato che al presente.
Il Festival della canzone italiana è diventato sempre più, nel tempo, un fantagioco fashion week dove a fine classifica stanno le canzoni.
Ed io non capisco ancora perché.
Puoi trovare qualsiasi commento (leggasi in bene o in male) ma pare proprio che della musica, o almeno così sembra a me, alla direzione artistica ed alle major interessi proprio poco.
Quest’anno ho nuovamente pensato “Ammazza che playlist da schifo che propone/ascolta il direttore artistico!”, ma d’altronde i gusti son gusti (disse la mosca le leccava la merda).
La polemica classifica è sempre presente, come farne senza, ma riguarda più il personaggio che il brano, spesso: giammai toccare l’artista preferito di qualcuno che subito inizia il linciaggio senza recriminazioni. Può anche cantare stile sotto sforzo post stitichezza, ma “Stai zitto!” è il rimando che ti arriva, se anche solo lo fai notare.
Non si può.
Non si deve.
Come ti permetti?
Che poi fosse una questione di permesso allora dovremmo star muti su tutto, altro che Festival, e soltanto obbedire a quel che ci viene “proposto”.
Non fa per me.
Ho una testa, delle orecchie, un cuore e soprattutto la libertà di esprimere un’opinione, magari coordinata anche a sensazioni oltre che un po’ di coscienza rispetto a quello che dico.
Visto come stanno andando le cose, avrei preferito si fosse tornati al “benamato” playback, dato che nella maggior parte dei casi mi sembrava di essere in mezzo a un campo di tortura.
“Eh beh, cambia canale!”
No, non cambio canale, sarà quello slancio BDSM che mi tiene lì fermo, che vi devo dire, fatto resta che c’è sempre quella sorta di necessità per cui mi voglio render conto di dove anche il mondo delle note stia andando a (s)parare .
Personalmente l’edizione di quest’anno l’ho trovata proprio brutta ed anche un po’ buttata lì: ho salvato giusto poche canzoni (tra gli inediti, per le cover lasciam stare) per resa musicale o di canto, ed una anche per originalità. E comunque le dita di una mano sono sufficienti.
Poche? Sì, ma d’altronde è una manifestazione che nel tempo è cambiata tantissimo. Ad oggi sembra più una semifinale per l’Eurovision mescolata al tour Sammontana e sinceramente non è quello che mi è mai interessato.
Ripeto: se torniamo indietro con la memoria canzoni brutte ci son sempre state, ma era più facile avere interpreti su quel palco.
E questo mi manca.
Mi manca tantissimo e il concetto di colpa è intrecciato tra l’industria musicale ed il benestare del pubblico.
La guerra si fa anche con le note. E mi dispiace dover scrivere una frase così.
Avere opinioni è legittimo, offendere ad cazzum un po’ meno, ma il mondo social è diventato il modo migliore per prendere le distanze da chiunque. Non si può nemmeno far più ironia che tanto la maggior parte delle persone manco sa più cos’è.
Problema non mio: rovinarmi il fegato per il festival sarebbe davvero troppo, ma far calare l’ideale di Musica è un disastro che non vorrei fosse accettato.
Oddio, ci son tante cose che vorrei non fossero accettate, ma son pensieri miei e non imposizioni.
Domani, ad esempio, sarà la festa della donna.
Uomini, mi raccomando, portate mimose su mimose alle vostre donzelle. E coordinate da un bel sorrisetto eh. Tanto il passaggio della fiaccola dura pochi istanti.
Sarebbe bello però ricordarsi che una donna va festeggiata anche tutti gli altri giorni.
“Ehhhh mamma mia, come sei banale, Marco”
Sì, probabilmente, ma son talmente aumentate le aggressioni ed i femminicidi che, al posto loro, ve la ficcherei in culo la mimosa.
“Vabbè dai, ti porto a cena fuori, ti faccio un regalino, dei fiori… e poi me la dai”
Cupido deve proprio aver preso ripetizioni da CEPU.
Poi, per carità, la stronzaggine non ha sesso, ma evidentemente siamo un popolo ancorato ai rituali: si è sempre fatto così, si fa così.
Per sempre.
Che paura.
Ogni giorno è una festa per qualcuno o qualcosa. Un giorno. Un maledettissimo giorno. E tutti gli altri a ramengo.
Posso dirvelo? Non mi piace.
“Saremo io e te. Per sempre”, indipendentemente dall’argomento, ultimamente suona più come una minaccia mascherata da bugia.
Paolo Driussi
Marco,condivido quasi tutto. Sanremo 2026 ha confermato la deriva: moda, polemiche e personaggi sopra la musica. Pochi pezzi salvabili, live spesso da tortura, e la vittoria di Sal Da Vinci con "Per sempre sì" non cambia il quadro. Anzi, la classifica finale (lui primo, Sayf secondo, Ditonellapiaga terza) sembra l'ennesima playlist da algoritmo più che da kermesse storica.
La parte sull'8 marzo colpisce duro: mimose una volta l'anno come contentino, mentre i femminicidi salgono. Festeggiamole tutti i giorni, non solo per rituale.E quella chiusura su “saremo io e te per sempre” come minaccia mascherata da bugia, dopo una ballata romantica-nostalgica che ha vinto, suona quasi profetica. Amaro, ma lucido. Grazie per averlo scritto senza filtri. Ce n'è bisogno.