Hanno separato anche la madre dai bambini. Mi chiedo come sia possibile, oggi, nella modernità, nella patria del diritto, almeno una volta così era considerata, nella cognizione di causa più dettagliata fornita dall'informazione, nell'indignazione generale dell'opinione pubblica, come sia possibile che si possa assistere all'impunita tortura e sopraffazione programmata e inarrestabile di un'intera famiglia, di due genitori disperati e soprattutto di tre bambini piccoli trattati come oggetti "per il loro bene" (ipocriti!), allontanti dai genitori, costretti a un lavaggio del cervello da parte di una macchina schiacciasassi imbullonata da interpretazioni di leggi opinabili e soprattutto da piccoli e biechi poteri e poterucoli di inqualificabili figure "professionali" istituzionalizzate, e che forse in questa effimera notorietà del male provocato, trovano tracotante soddisfazione ("eccomi qui, sono importante finalmente"), e da ormai evidenti interessi anche di tipo economico e finanziario (fondi pubblici a pioggia su giri di assistenzialismo programmato e strutturato per far passare giri di soldi e prebende che schiacciano l'originario, se c'è mai stato, fine umanitario). Mi chiedo, dicevo, come sia possibile che tutto ciò, questa devastazione di anime e consacrazione di mostruosità burocratiche e interpretative senza logica, coscienza e costrutto, possa continuare ancora e ancora, calpestando la vita vera, soggiogando manifestamende il bene di quei bambini e di quei genitori a una follia collettiva dell'apparato pubblico nelle persone che si accaniscono contro di loro. Questo sacrificio umano si perpetua e si accresce giorno dopo giorno inarrestabilmente in una palude tossica di sopraffazioni, abusi, prevaricazioni, impunità. Come è possibile che non intervenga, almeno in voce, in spirito espresso e manifesto a sostegno di questa famiglia, di questi bambini, un'autorità, una persona "importante", che so: il Presidente, ma anche il Pontefice, un'istituzione qualsiasi nazionale o internazionale che abbia peso, che so l'Unicef, o la loro terra d'origine, l'Australia, il suo ambasciatore, come è possibile che nessuno si faccia avanti a pretendere, a urlare, che questa famiglia sia lasciata in pace. Esistono luoghi, strutture, accampamenti umani fatiscenti, sotto gli occhi di tutti e soprattutto delle autorità preposte, dove vivono, si fa per dire, bambini ai margini di ogni qualificazione verbale che possa dirsi civile. Sacche di abbandono, di indifferenza, di voltarsi dall'altra parte. Ma quelli no, quelli non li vedono. E certo, perché lì il poblema è sociale, strutturale, trppo vasto da affrontare e nessuno vuole scoperchiare il vaso di pandora lasciato a marcire sotto la polvere perché occuparsene significherebbe impegnarsi, fare politica strutturale, affrontarne le cause e le soluzioni se esistono. Si fa prima a prendersela con una famigliola di cinque persone che hanno l'unico difetto, agli occhi dell'imperturbabile burocrate, di vivere nella natura. Una crocifissione.