Sondaggi recenti dicono che 1 giovane su 2 (tra 16-25 anni) ha difficoltà serie con l'analogico
Che società stanno creando? Sondaggi recenti dicono che 1 giovane su 2 (tra 16-25 anni) ha difficoltà serie con l'analogico, contro il 4-5% negli over 55. Non è ignoranza innata: è mancata abitudine. Chi ha fallito? Non c'è un unico colpevole, ma una catena di responsabilità condivisa. Innanzitutto i genitori (il livello più alto di responsabilità). Hanno consegnato smartphone e tablet a 8-10 anni senza bilanciare con oggetti analogici. Hanno smesso di regalare orologi meccanici e di insegnare "guarda che la lancetta si muove piano, il tempo passa davvero".
Società e industria tech hanno reso tutto istantaneo e numerico. Lo smartphone è sempre in tasca. Perché servirebbe un orologio da polso con lancette?
La scuola insegna la lettura dell'orologio alle elementari, ma poi non la rinforza. In alcuni contesti (UK soprattutto) ha scelto la via facile: togliere l'analogico invece di insistere sull'apprendimento. In Italia e Svizzera il problema emerge ma non si affronta con forza.
Accettando che "tanto c'è il digitale" non si sono resi conto che certe abilità (leggere mappe cartacee, stimare distanze, percepire lo scorrere del tempo) servono per il pensiero critico e la consapevolezza corporea espaziale.
Non è la fine della civiltà, ma è un piccolo lutto culturale: perdono un modo visivo, analogico, quasi poetico di abitare il tempo (vedere la lancetta avanzare piano piano). Diventeranno più precisi ma meno sensibili al fluire.