IL SUBLIME SNOBISMO DI MINA
di Gino Castaldo
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Photo Federico Leone
Dio, che sublime snobismo. Alla dolce età di quasi 86 anni e con una voce che vibra come sempre altissima, Mina rinnova il suo antico vezzo di scoprire canzoni mal capite, o poco fortunate, e dargli una nuova, insperata vita. Per l’esattezza, il vezzo nacque nel 1964, quando incise E se domani, portata al Festival di Sanremo da Fausto Cigliano in coppia con Gene Pitney e passata inosservata. Grazie a lei è diventata una canzone celebre, e “sottolineo” celebre.
Dunque le piaceva molto l’idea di rivalutare canzoni “ingiustamente” trascurate, e continua a farlo, perfino esagerando.
(...) Ora, è andata a recuperare una vecchia canzone incisa da Fausto Leali nel 1979 ma - ed è qui il sommo snobismo - era quella che al tempo dei 45 giri si chiamava il lato B, di solito la meno forte, a volte solo un riempitivo del lato A dove c’era invece la prima scelta. In quel caso sulla facciata A c’era Musica ti amo e dietro, con il titolo in copertina scritto più piccolo, c’era A costo di morire, il lato B, per l’appunto. Quindi, a volerla dire tutta, gli stessi discografici dell’epoca l’avevano minimizzata.
E qui entra in gioco la grandezza di Mina, il suo essere al di là del giudizio, al di là di ogni ragionevole categoria, totalmente fuori scala. Segue le sue inclinazioni, senza dover giustificare nulla a nessuno, arriva dal suo distante iperuranio come una voce che viene dallo spazio cosmico, irreale e purissima, e ci canta A costo di morire con tale eleganza da associarsi nobilmente allo struggente finale della prima sfilata degli abiti di Armani dopo la sua scomparsa.
Il pezzo farà parte di un nuovo disco che uscirà a settembre col titolo Dilettevoli inedite eccedenze, che sembra una minaccia di altre sregolatezze fuori dal tempo dal quale Mina non è mai veramente uscita, malgrado le apparenze. E un certo snobismo, come dire, è quasi d’obbligo. Purché sia divino.