Ancarani e Fabio Corbisiero, se guardiamo quello che Aldo Cazzullo ha spiegato in più occasioni
Daniele Ancarani e Fabio Corbisiero, se guardiamo quello che Aldo Cazzullo ha spiegato in più occasioni (soprattutto nella telefonata a La Volta Buona con Caterina Balivo e in interviste successive, tipo a Radio Kiss Kiss Napoli, emerge chiaro che non era un attacco alla napoletanità in sé, né a Napoli come città o alla sua cultura. Ve lo spiego punto per punto, basandomi su quello che ha detto lui stesso, così potete giudicare con calma: Ha ribadito più volte di amare Napoli e la vera canzone napoletana
Testuale (da sue dichiarazioni post-polemica): "Io amo Napoli e i napoletani", "Adoro Pino Daniele, Tullio De Piscopo, James Senese, la Nuova Compagnia di Canto Popolare, i fratelli Bennato, Tony Esposito". Ha citato proprio i grandi della tradizione autentica, quella che per lui rappresenta il meglio della città. Non è uno che odia il Sud o i napoletani, al contrario. Dice che proprio perché ama Napoli non gli piace questo tipo di musica rappresentata da Sal Da Vinci.
Il problema per lui è proprio Sal Da Vinci e quel genere lì
Ha spiegato: "Sal Da Vinci rappresenta la Napoli che pensano e che vorrebbero coloro che la detestano", "è la Napoli come la vorrebbero i nemici di Napoli". In pratica, secondo Cazzullo, quel neomelodico zuccheroso, banale e un po' datato è l'immagine stereotipata che usano i critici del Sud per dire "ecco, Napoli è questo: roba melensa, volgare, da basso". Lui, amando la città vera (quella vitale, artistica, creativa), rifiuta proprio questa versione "caricaturale" che a suo avviso non fa onore a Napoli.
Nella telefonata a Balivo, quando lei gli ha chiesto se fosse "bello da leggere" associare la canzone alla camorra, lui ha risposto: "Era una battuta. Come era una battuta quella dopo su Checco Zalone". Ha chiuso dicendo: "Volevo solo dire che amo la canzone napoletana e che Sal Da Vinci rappresenta una musica di persone che non amano Napoli". Chiaro: non voleva offendere la città intera, ma sottolineare che quel brano gli sembra un passo indietro rispetto alla grande tradizione, e lo ha espresso in modo esagerato.
Insomma, non è "odio per Napoli" o anti-napoletanità: è una critica specifica a un artista e a un filone musicale che, secondo lui, non rappresenta il meglio della città, ma anzi la riduce a cliché negativi. Forse ha sbagliato il modo ma il succo non è un attacco identitario alla napoletanità. E'il contrario: "Amo Napoli vera, per questo non mi piace questa roba che la fa sembrare stereotipata".Se la canzone vi piace, va benissimo: gusti personali. Ma la polemica non è partita da un razzismo anti-Napoli, bensì da un giudizio artistico durissimo (banale, scontata, la più brutta vincitrice di sempre) che Cazzullo ha poi contestualizzato proprio difendendo il suo amore per la città. Non è strumentalizzazione al contrario: è lui che ha chiarito di non avercela con Napoli, ma con ciò che vede come una sua brutta copia.Che ne dite, vi convince o resta comunque antipatico il suo approccio?