Come diavolo hanno fatto a mettere in gara (e poi far vincere) Sal Da Vinci?
Come diavolo hanno fatto a mettere in gara (e poi far vincere) Sal Da Vinci in un Sanremo 2026 che sulla carta voleva essere "vario" e moderno? La responsabilità principale ricade su Carlo Conti, che era sia conduttore che direttore artistico di questa edizione (la 76ª, l'ultima sua prima del passaggio a Stefano De Martino per il 2027). Conti ha scelto personalmente i 30 Big (tra cui Sal Da Vinci con "Per sempre sì"), basandosi su preascolti, consigli della sua squadra e un mix di nomi "sicuri" per il pubblico generalista più qualche scommessa. Lui stesso, durante i preascolti o in interviste, aveva fatto commenti ironici sul brano di Sal, tipo "nell'insieme ci voleva" con un sorrisetto, come a dire "è trash ma spacca tra il popolo". Eppure lo ha inserito, probabilmente proprio perché sapeva che avrebbe funzionato col televoto (che alla fine ha pesato tantissimo: Sal ha fatto il pieno nelle serate, mentre Sayf era avanti nel televoto puro della finalissima, ma stampa e radio lo hanno "spinto" giù). La commissione musicale "ufficiale" Rai esiste più che altro per Sanremo Giovani e Area Sanremo (per le Nuove Proposte), ma per i Big è il direttore artistico (Conti) che ha l'ultima parola, con input da discografiche, manager e Rai. Non c'è una "grande commissione" che vota tutti insieme come ai vecchi tempi: è più una decisione centralizzata sul direttore, che in questo caso ha puntato su un pezzo neomelodico-tradizionale per bilanciare i nomi più "indie" o pop-moderni. Molti la vedono proprio come una scelta strategica o di restaurazione: un brano da matrimonio, fede al dito, "per sempre sì davanti a Dio", che piace al pubblico medio-anziano del sud e non solo, in un momento in cui il Festival cercava ascolti stabili dopo le edizioni Amadeus da record. Sui social e in vari articoli c'è chi parla di "transizione" verso De Martino (che annuncerà line up più giovani o moderni?), chi di complotto o televoto pompato, chi di Conti che ha voluto chiudere in bellezza con un vincitore "popolare" e divisivo. Insomma, "come si fa? Si fa così quando il direttore artistico decide che serve un pezzo che spacca il televoto e fa parlare (in bene o male), anche se divide critica e sala stampa.