Sal Da Vinci è napoletano doc, ha un'identità forte
Sal Da Vinci è napoletano doc, ha un'identità forte, un pubblico che lo segue da una vita e porta sul palco proprio quel modo di cantare e di stare in scena che è la sua cifra. Nessuno nega il suo diritto di esistere artisticamente e il fatto che piaccia a milioni di persone. Però l'accanimento di chi non l'apprezza non nasce dal nulla né dall'invidia. Molti (non tutti, ovviamente) criticano Sal Da Vinci proprio perché sentono che la sua proposta è sempre uguale a se stessa da trent'anni: stesso stile neomelodico-teatrale, stesse sonorità, stesso modo di interpretare l'emozione, spesso con testi che sembrano più una sceneggiata che una canzone contemporanea. In un festival come Sanremo, che dovrebbe (almeno in teoria) premiare anche ricerca, novità e varietà, a qualcuno dà fastidio che arrivi uno che sembra fermo agli anni '90, mentre altri artisti provano a rischiare di più o a portare qualcosa di diverso. Non è odio verso il napoletano che canta da napoletano: è fastidio verso una proposta che molti trovano ripetitiva, un po' caricaturale e poco al passo coi tempi, soprattutto quando poi ottiene un consenso enorme proprio grazie a quello stile "popolare" e rassicurante. È come se uno dicesse: 'Va bene che esiste e ha il suo pubblico, ma non capisco perché debba essere sempre lui il fenomeno dell'anno, mentre proposte più fresche o coraggiose restano in ombra'. Insomma: non è 'non gli si perdona di essere napoletano', è 'non gli si perdona di non evolvere quasi mai'. E questo fa parte del dibattito, no? Ognuno ha diritto di non apprezzarlo, così come di tifare per lui. Alla fine vince il migliore? Speriamo tutti di sì. Ma 'migliore' per chi? Per il pubblico generalista che vuole l'emozione forte e lo spettacolo garantito, o per chi cerca anche altro? Ecco perché le opinioni si dividono così tanto.