Quando si passa dai sorrisi costanti di un anno fa a un brano che punta tutto sul ricordo della madre scomparsa nel 2020, il sospetto che sia un'operazione studiata a tavolino è più che legittimo.
Serena Brancale sembra aver scelto il momento più opportuno per cambiare registro, cercando una commozione facile che stona con l'immagine mostrata l'anno scorso. È proprio questa mancanza di coerenza a far percepire il brano come un tentativo di capitalizzare su un dolore privato per ottenere consenso pubblico.
In un panorama musicale dove spesso conta più la storia strappalacrime (vedi Cristicchi 2025) che la sostanza della musica, il fastidio non solo mio per la strategia di Serena Brancale è un richiamo alla schiettezza che oggi scarseggia.