MUSICA

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Per chi difende Serena Brancale


La voce di Serena Brancale è davvero impressionante: timbro soul/blues caldo, controllo pazzesco, estensione e colore che la fanno spiccare in un contesto come Sanremo dove spesso si va sul sicuro o sul commerciale. A Sanremo capita spesso che si tiri in ballo il lutto (genitori, nonni, lutti personali) per caricare di emozione il brano e il momento sul palco, e a volte dà l'impressione di una leva emotiva calcolata per strappare lacrime e applausi facili. L'anno scorso con Simone Cristicchi (2025) c'è stato un discorso simile: "Quando sarai piccola" parlava della madre malata e anche lì molti hanno apprezzato, ma altri hanno sentito puzza di "ricetta sanremese" per commuovere. Nel caso di Serena con "Qui con me" (2026), la madre Maria De Filippis è morta davvero nel 2020 per una grave malattia, lei lo ha sempre raccontato apertamente (post sui social all'epoca, interviste), e il brano nasce da lì: è una lettera intima, parla di somiglianze fisiche, gesti ereditati, presenza-assenza. Durante l'esibizione ha pianto, ha indossato un vestito della mamma in finale (o comunque lo ha annunciato. Tutto calcolato? Dipende. Se è autentico al 100% è semplicemente una donna che dopo sei anni ha trovato il coraggio di mettere quel dolore in musica davanti a milioni di persone.
Se invece uno pensa che la dedica, le lacrime, il vestito siano stati spinti un po' troppo per amplificare l'impatto (regia, montaggio, narrazione Rai inclusa), allora sì, può suonare come mossa furba in un festival che premia tantissimo l'empatia e il tocco al cuore.