Da quello che gira online e dai primi comment (tipo quel "Per me hai già vinto" sotto il video ufficiale Rai), in tanti la stanno considerando una delle cose più belle e intense della serata, se non proprio la top tra le prime esibizioni.
Il pezzo è una dedica alla madre di Serena, morta qualche anno fa. "Qui con me" parla proprio di quel senso di presenza-assenza, di legame che resta anche dopo la perdita, con un tono intimo, malinconico ma non strappalacrime alla maniera classica sanremese. È una ballad molto sentita, con un arrangiamento elegante e la voce di Serena che fa il resto (lei è una delle cantautrici jazz più apprezzate della nuova generazione italiana).Il fatto che sia una dedica alla madre morta sicuramente ha condizionato i giudizi di molti: quando c'è un tema personale così forte e autentico, soprattutto se raccontato con classe e senza retorica eccessiva, tende a colpire di più il pubblico e la critica. A Sanremo capita spesso che brani con storie vere e dolorose prendano una corsia preferenziale emotiva. Detto questo, non è solo "lacrimuccia facile": la qualità musicale e interpretativa sembra stare tenendo botta anche tra chi guarda più tecnicamente. "Qui con me" non è una canzone che ti resta in testa dopo due ascolti e che ti metti a canticchiare sotto la doccia o in macchina con il ritornello che parte automatico. È una ballad intima, con un respiro ampio, un crescendo emotivo lento e una melodia che privilegia l'interpretazione vocale (e la voce di Serena è potentissima). È da ascolto concentrato, tipo una lettera messa in musica, ma non un ritornello pop che si attacca subito. Questo la rende meno cantabile dalla gente comune. La paragonerei al brano di Simone Cristicchi dello scorso anno (2025). Cristicchi con "Quando sarai piccola" ha portato un pezzo molto personale, legato alla malattia della madre con un testo poetico e un'interpretazione sentita, ma non era una canzone "leggera" o da cantare a squarciagola. Era più un racconto intimo che ha diviso: chi l'ha amata l'ha trovata profonda e vera, chi no l'ha vista un po' pesante per il grande pubblico sanremese. Non era un pezzo da classifica radiofonica massiccia. Serena Brancale sembra seguire una traiettoria analoga. Dopo il successo di "Anema e core", torna con qualcosa di opposto, ultra-personale e vulnerabile. Ha vinto il Premio Lunezia per Sanremo 2026 proprio per il valore letterario del testo (una dedica alla madre Maria, morta nel 2020, dopo anni di elaborazione del lutto). Molti la vedono come una mossa studiata, altri come una delle più belle e sentite della serata. Può sembrare un po' "cristicchiana" nel senso che punta sull'emozione profonda più che sul canticchiabile da bar. A me sembra impossibile che la Sala Stampa ci ricada ogni volta concentrando i propri voti su queste canzoni che non canterà nessuno.