MUSICA

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Parliamo dei nostri gusti musicali

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Le parole pronunciate ieri, 22 febbraio 2026, dal sindaco di Udine Alberto Felice De Toni

Le parole pronunciate ieri, 22 febbraio 2026, dal sindaco di Udine Alberto Felice De Toni in occasione della commemorazione dell'eccidio di Porzûs toccano corde profondamente personali per Pasolini e Francesco De Gregori.
​De Toni ha definito l'eccidio una "ferita ancora aperta" e ha criticato quella che ha chiamato "la destra più becera" che, a suo dire, utilizza questa tragedia per sminuire il valore complessivo della Resistenza, ribadendo che, nonostante le sue zone d'ombra, la lotta partigiana è stata decisiva per la nascita della nostra democrazia.
​Ecco come potrebbero risuonare queste parole per Pasolini e De Gregori:

​Per Pasolini, Porzûs non è una questione politica astratta, ma una tragedia familiare: suo fratello minore, Guido Pasolini (nome di battaglia "Ermes"), fu una delle vittime dell'eccidio, ucciso dai partigiani gappisti (comunisti) insieme ad altri membri della Brigata Osoppo.
​Il dolore della complessità: Pasolini, che era comunista, visse per tutta la vita il tormento di un'ideologia che aveva "masticato" e ucciso suo fratello. Davanti alle parole di De Toni, probabilmente avrebbe apprezzato il tentativo di non negare la "Resistenza difficile", ma avrebbe forse guardato con scetticismo all'uso politico della vicenda.
​La "verità" oltre la propaganda: Pasolini cercava sempre una verità cruda. Avrebbe potuto pensare che definire "becera" una parte politica sia ancora un modo per restare in superficie, mentre la ferita di Porzûs richiederebbe un'analisi quasi antropologica sul male che può nascere anche dentro una causa giusta. Per lui, Guido era l'innocente sacrificato alle logiche di potere internazionale.

​Anche per De Gregori la vicenda è parte del DNA familiare: lo zio del cantautore, Francesco De Gregori (nome di battaglia "Bolla"), era il comandante della Brigata Osoppo trucidato a Porzûs. Il nipote porta il suo nome proprio in sua memoria.
​De Gregori ha sempre trattato la vicenda con estremo pudore e un certo distacco intellettuale (si veda la canzone Cuoco di Salò, dove esplora le sfumature della storia). Davanti alle dichiarazioni del sindaco, De Gregori potrebbe pensare che, dopo 81 anni, la politica faccia ancora fatica a trovare un linguaggio che sia puramente storico e non polemico. Come artista che ha sempre rifiutato le etichette facili ("la storia siamo noi"), De Gregori potrebbe condividere l'idea che la Resistenza non debba essere sminuita, ma probabilmente diffiderebbe di chiunque cerchi di chiudere la "ferita" con un discorso pubblico. Per lui, la figura dello zio "Bolla" rappresenta una dignità che spesso trascende le dispute tra partiti in consiglio comunale.
​Entrambi, legati dal sangue a quelle malghe, vedrebbero nelle parole del sindaco la conferma che Porzûs rimane il punto più sensibile della memoria friulana, un luogo dove la storia smette di essere "monumento" e diventa dolore vivo, difficile da gestire per qualsiasi amministrazione.