Dargen D’Amico: “Dopo l’ultimo Sanremo ho avuto la sensazione di essere stato accantonato".
Dargen D’Amico: “Dopo l’ultimo Sanremo ho avuto la sensazione di essere stato accantonato. Torno con i dubbi sull’AI”
Milano – Pochi nascono felici, ma qualcuno lo diventa. Dargen D’Amico ne sembra convinto sulla strada di quel Sanremo dove torna per la terza volta con Ai ai, brano che mette al centro i social e l’intelligenza artificiale, ad assaggio del nuovo album Doppia mozzarella in uscita il 27 marzo. «Il pezzo era in lavorazione da un po’, ma quest’anno è iniziato il dibattito sull’Ai, sulla rivoluzione tecnologica, sul passaggio dall’uomo alla macchina, e il pezzo aveva elementi che potevano agganciarsi a quel discorso lì» racconta lui, Jacopo Matteo Luca D’Amico, 45 anni. «Quando la utilizza persino la Polizia di Stato per ritoccare le foto di scontri di piazza, come accaduto a Torino, qualche domanda bisogna forse porsela. Cosa accadrà il giorno in cui comanderà la macchina? Anche se ritenevo abbastanza improbabile l’ipotesi di essere richiamato a Sanremo, mi sono candidato con un brano che pensavo (rap)presentasse bene il presente».
Questa sfiducia a cosa era dovuta?
«Al fatto che, dopo la partecipazione due anni fa con Onda alta, l’interesse nei miei confronti fosse un po’ scemato, la sensazione era un po’ quella di essere stato accantonato. La canzone parlava di Mediterraneo e di barconi, argomento quotidiano dei Tg e quindi non particolarmente scomodo».
Onda alta parlava di Mediterraneo e di barconi, argomento quotidiano dei Tg e quindi non particolarmente scomodo
Probabilmente c’è entrato l’appello in diretta al “cessate il fuoco” con relativa condanna del silenzio sulle guerre in corso.
«Oggi, forse, una cosa del genere provocherebbe meno scalpore, perché anche chi dubitava ha avuto modo di bagnarsi col sangue di quelle immagini. E credo che quella necessità sia diventata un sentire comune».
Cosa può dare il Festival a un brano come il suo?
«Prestargli attenzione. Pur essendo un evento di costume con canzoni complementari a questa sua natura, Sanremo è uno di quei pochissimi contenitori in cui l’interesse delle persone per la canzone non si esaurisce al primo ascolto».
Duettando Su di noi con Pupo e la tromba di Fabrizio Bosso, ha già vinto la sfida delle cover.
«Sono arrivato dopo diverse peripezie a costruire il brano attorno a un’idea: rileggere quella canzone mettendola al servizio della pace. Messaggio su cui o avuto il privilegio di avere il sì di Pupo, che ho coinvolto su suggerimento di Carlo Conti. Penso, infatti, che alcuni suoi brani, tra cui questo, facciano parte del nostro patrimonio musicale. Bosso, invece, è la chiave musicale che sospende, che rende l’esibizione una favola musicale».
Quali duetti che la incuriosiscono di più?
«Come coerenza brano-artista ho trovato molto centrata la scelta di Aserejé delle Las Ketchup da parte di Elettra Lamborghini, ma trovo interessanti pure l’incontro di Ditonellapiaga con Tony Pitoni e quello di Chiello con Morgan».
L’appello per il cessate il fuoco a Gaza? Oggi provocherebbe meno scalpore: chi dubitava ha avuto modo di bagnarsi col sangue di quelle immagini
Dal brano nascerà pure un docufilm.
«L’idea è quella di sviluppare un mio grosso dubbio sul futuro, ovvero quali utilizzi potrà avere l’intelligenza artificiale. Tema che intendo affrontare intervistando degli specialisti, e inquadrando il tema da tre punti di vista: l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel campo dell’intrattenimento, dello sviluppo tecnologico, della scienza medica».
A cosa si deve il titolo (un po’ da pizzeria) dell’album?
«Nasce dal fatto che il bombardamento di stimoli a cui siamo sottoposti non ci fa concentrare su quel che abbiamo, ma ci spinge a pretendere sempre di più togliendoci la possibilità di vivere l’attimo. La pizza sarebbe già perfetta così, con un filo di mozzarella, ma noi la vogliamo doppia. E così antropizziamo la terra, marginalizzando le gravissime conseguenze che questo comporta».