Rita Pavone ha ragione nel dire che la memoria collettiva si ferma grosso modo al 1997
Rita Pavone ha ragione nel dire che la memoria collettiva si ferma grosso modo al 1997 perché fino a quel periodo Sanremo era l'evento unificante per eccellenza: share altissimi (spesso oltre il 60-70%), unico momento in cui l'Italia intera si fermava davanti alla TV per giorni, canzoni con melodie forti, ritornelli universali e testi cantabili da chiunque, che entravano subito nel repertorio condiviso (scuole, balere, karaoke, radio, feste di paese). I brani restavano nel DNA intergenerazionale per decenni. Dopo il 1997-1998 questo meccanismo si è rotto per vari motivi intrecciati: frammentazione del consumo musicale (internet, MP3 da fine '90, Napster 1999, YouTube 2005+, streaming dal 2010), talent show che rubano il ruolo di scoperta talenti, canali tv musicali multipli, social e playlist brevi che fanno vivere una canzone 3-6 mesi al massimo. Le hit post-anni '90 durano pochissimo nella memoria di "tutti", diventano virali tra under 30 o legate a un artista già forte online (es. Mahmood, Diodato, Angelina Mango), ma raramente entrano nel canto collettivo trasversale come prima. Riguardo alle major discografiche (le grandi etichette multinazionali tipo Universal, Sony, Warner), c'erano già da decenni prima del 1997: dominavano già negli anni '60-'80 (RCA per Pavone stessa, CGD, Ricordi poi assorbite, PolyGram ecc.), e Sanremo era da sempre una vetrina potentissima per loro. La vera differenza post-1997 non è l'arrivo improvviso delle major, ma il loro controllo quasi totale e strategico combinato al cambiamento del mercato: negli anni '90 le major spingevano ancora forte su Sanremo perché era l'unico megafono nazionale con vendite fisiche enormi; dal 2000 in poi, con il crollo del mercato discografico (crisi CD dal 2005 circa), hanno iniziato a usarlo più come "bancarella" per promuovere artisti già rodati sui social o per testare hit brevi, inseguendo trend globali (rap, trap, urban, autotune) invece di melodie eterne e universali. .Questo ha reso le canzoni più "di nicchia" o momentanee: meno facili da canticchiare a memoria per over 40, meno adatte al repertorio da pianobar o da gita scolastica, più legate al consumo rapido e algoritmico. Il 1997 (ultima edizione "classica" con Jalisse) è diventato lo spartiacque simbolico perché segna la fine dell'era in cui Sanremo creava evergreen intergenerazionali quasi automaticamente, prima che la frammentazione e la logica major-streaming rendessero tutto più effimero. Eccezioni come "Brividi" o "Fai rumore" confermano la regola: durano se diventano virali, non per magia collettiva duratura.