Il mio Sanremo 2026: tra furbate, "poracciate" e catene di montaggio
Il mio Sanremo 2026: tra furbate, "poracciate" e catene di montaggio.
Ho appena finito di sfogliare l’ultimo numero di Sorrisi e Canzoni con i testi di Sanremo e, ve lo dico sinceramente: siamo messi male. A stento riesco a dare la sufficienza a Ermal Meta con Stella stellina, che almeno ha ancora un briciolo di dignità autoriale. Per il resto, il vuoto pneumatico.
Vogliamo parlare di Serena Brancale? Censure totali. Dedicare la canzone alla madre scomparsa sei anni fa è una mossa come quella di Cristicchi dell’anno scorso. È un ricatto emotivo che serve solo a impietosire le giurie, ma poi, finita la kermesse, chi è che se le fila più queste canzoni? Nessuno. Sono "furbate" che Carlo Conti farebbe bene a evitare, ma ormai sembra che scelga col bilancino per accontentare tutti e non emozionare nessuno.
E poi, la barzelletta dei 10 autori per un solo pezzo. Ma ci rendiamo conto? Canzoni scritte a tavolino da un esercito di persone che manco si conoscono. Dov’è finita l’anima? Dove sono i cantautori di una volta che scrivevano col cuore e una chitarra?