MUSICA

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Esiste un legame profondo e diretto tra la canzone di Sergio Endrigo e la ricorrenza del 10 febbraio

Esiste un legame profondo e diretto tra la canzone di Sergio Endrigo e la ricorrenza del 10 febbraio.

​Oggi si celebra il Giorno del Ricordo, una solennità civile istituita per conservare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.

​Sergio Endrigo, nato a Pola (allora Italia, oggi Croazia), scrisse questo brano non come un manifesto politico, ma come un diario intimo dell'esodo.
Il testo descrive il momento in cui, da ragazzino, dovette abbandonare la sua casa insieme alla madre.
​Non c'è odio nelle sue parole, ma un dolore composto nel lasciare la sua città natale, che sente di aver perduto per sempre. È diventata una delle canzoni simbolo di questa giornata perché dà voce alla sofferenza di circa 250.000-350.000 persone che, come lui, scelsero la via dell'esilio.