Pedro Almodóvar ha sempre avuto un debole per le voci femminili tormentate e passionali. In Matador, un film che esplora il confine sottilissimo tra eros e thanatos (amore e morte), la voce di Mina in questo bolero diventa quasi un presagio.
La canzone accompagna i momenti che precedono il tragico e rituale finale. Le parole "Espérame en el cielo" (Aspettami in cielo) smettono di essere una semplice dedica romantica e diventano la promessa di un appuntamento oltre la vita.
Il contrasto tra la solarità apparente del ritmo del bolero e l'oscurità del destino dei protagonisti crea quel tipico sapore almodovariano tra il kitsch e il sublime.
Mina incise questo pezzo originariamente per l'album Salomè del 1981, quindi ben cinque anni prima dell'uscita del film.
La sua versione è celebre per l'essenzialità. Spesso accompagnata da arrangiamenti curati (nella versione originale c'è la chitarra di Angel "Pato" Garcia), Mina non urla mai il dolore, lo modula, rendendo l'idea di un amore che è così grande da non poter finire con la morte ("Nuestro amor es tan grande y tan grande que nunca termina").
Almodóvar ama così tanto Mina che l'ha inclusa spesso nelle sue colonne sonore o ha considerato la sua musica come ispirazione estetica per i suoi personaggi femminili.
È incredibile come una canzone scritta negli anni '50 (da Paquito López Vidal) possa sembrare scritta apposta per un film degli anni '80 grazie alla voce di una cantante italiana.